L’analisi dei flussi: i delusi del M5s sul presidente
Il 56% dei voti pentastellati alle Europee si sono spostati nel campo del centrosinistra Per 70mila solo una croce: quella per il presidente uscente
Un tracollo decisivo. Il Movimento 5 Stelle, nelle elezioni di domenica in Emilia-Romagna, ha lasciato sul campo 190mila voti rispetto alle Europee di un anno fa. L’85% dei consensi se si guarda alle politiche del 2018, quando Di Maio & Co. diventarono il primo partito nella (ex) regione “rossa” con 662mila preferenze.
I tre elementi chiave
Proprio il voto dei 5s delusi è stato uno dei tre elementi chiave per la vittoria di Stefano Bonaccini. «Il candidato di centrosinistra e la rivale Borgonzoni hanno fatto il pieno dei rispettivi elettorati, quindi la scelta dei grillini si è rivelata decisiva», spiega Marco Valbruzzi dell’Istituto Cattaneo che, con i colleghi Marta Regalia e Salvatore Vassallo, ha analizzato i flussi in quattro città. «Molti elettori pentastellati e in particolare il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma e il 48,1% a Ferrara hanno scelto di votare per il candidato di centrosinistra», si legge nello studio dell’istituto bolognese. Un dato confermato, su tutta la Regione, anche dal sondaggio realizzato da Tecné per TgCom24: il 56% di quanti alle scorse Europee avevano votato M5s hanno premiato il governatore uscente.
Il secondo elemento chiave, correlato al primo, è il voto disgiunto: non solo tra gli elettori grillini ma anche tra le liste minori e di sinistra. In termini assoluti circa 70mila elettori (pari al 3% di votanti) hanno scelto esclusivamente Bonaccini e questo ha contribuito a rafforzare il suo distacco – di circa 181mila voti – rispetto a Borgonzoni. Il terzo elemento – collegato ai primi due – è la “lista presidenziale” a sostegno di Bonaccini che ha raggiunto da sola il 5,8% (più del M5s fermo al 4,7%), contribuendo così a connotare la vittoria del centrosinistra come un successo personale del governatore uscente.
La Lega cresce
Una vittoria in primis di Bonaccini, dunque. Ma a uscire a testa alta è anche il Pd che torna a essere il primo partito in Emilia-Romagna: un primato che gli era stato tolto prima dal M5S (politiche 2018), poi dalla Lega (Europee 2019). Rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2014 i Dem conquistano 215mila voti in più. Merito anche di un’affluenza quasi raddoppiata (67,7% contro il 37% di cinque anni fa): un dato in cui qualche analista ha visto un «effetto Sardine» sulla mobilitazione.
Seppur sconfitta, la Lega è passata dal 19,4% del 2014 al 31,9% di domenica, incrementando i consensi di oltre 457mila voti. Nel centrodestra in crescita anche Fratelli d’Italia (dall’1,9% di cinque anni fa all’attuale 8. 6%, mentre Forza Italia crolla al 2, 6% dei consensi, perdendo quasi sei punti percentuali.
La rivincita in Calabria
Il partito di Berlusconi può festeggiare invece in Calabria. Dove ha è riuscito a “imporre” agli alleati la prima donna uscita vincitrice, la forzista Jole Santelli e, soprattutto, si è affermato come primo partito della coalizione (12,3%) contro la Lega salviniana (12,2%).
Quest’ultima, secondo l’analisi dei flussi elaborata dall’istituto Swg, perde consensi rispetto alle elezioni Europee del 2019 in favore degli alleati: circa un ex elettore leghista su quattro si è rivolto agli altri partiti del centrodestra. La fuga dal Movimento 5 Stelle (passato dal 26,7% delle Europee al 6,2% di domenica), invece, ha una matrice diversa da quella emiliana: quattro elettori su dieci non hanno votato e uno su tre si è rivolto al centrodestra. —
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