Sorride e fa il segno di vittoria Igor sotto processo in Spagna rischia altri 23 anni di carcere
Ieri a Teruel il killer in aula accusato di due tentati omicidi, commessi 10 giorni prima dell’arresto e aver ucciso un agricoltore e due agenti
L’udienza
Strafottente coi giudici del tribunale di Teruel che lo interrogano, sprezzante con le vittime e i loro familiari che ascoltano in aula. Fa il segno di vittoria con le dita, con le manette ai polsi, sorride e si offre a telecamere e telefonini, si sente la star, ma lo è solo per il terrore e il sangue che ha lasciato dietro di sé.
Uccidendo, tentando di farlo come con un contadino e un fabbro, il 5 dicembre 2017, quando sparò perché si presentarono nel loro rustico ad Albalate de Arzobispo di Teruel, Aragona, Spagna.
«Ho sparato per avvertimento, per difendermi, non volevo uccidere», risponde con la sua interprete, parlando con lei in italiano. E agghiacciante come suo solito, sibila: «Non si sono avvicinati, se mi avessero toccato non sarebbero vivi».
Li avrebbe uccisi, anche loro, Manuel Marcuello e Manuel Andreu che testimonieranno dopo di lui, in aula, chiedendo, come fa Marcuello, che la gabbia blindata e trasparente dove è Igor, costruita solo per il suo processo, venga oscurata, per evitare il contatto visivo con lui. Confessa e racconta che c’era poca luce e che all’inizio li aveva avvertiti prima di sparare. Aggiungendo che la pistola con cui ha sparato è stata acquistata in Italia. Alla fine, dopo 3 ore di udienza, l’accusa chiede il conto, richiesta di condanna per 23 anni di carcere. Quello di ieri (i giudici sono in riserva di decisione) è stato il primo processo pubblico per Igor “el ruso” come lo chiamano ancora oggi in Spagna, e lo chiamavano qui nel Ferrarese. Oggi è invece Norbert Feher, cittadino serbo e non Igor Vaclavic, il fante russo mezzo Rambo che lui si vantava di essere coi compagni di cella dell’Arginone che si “bevevano” le sue panzane. E allora, eccolo arrivare in tribunale a Teruel con la scorta, guardato da decine di agenti di Polizia. Primo processo per i primi fatti di sangue, in Spagna, dove lui continua a ripetere ai giudici di essere arrivato il 21 settembre, finendo a Teruel la settimana prima dell’inizio della mattanza che lo porterà all’arresto: ruba in giro, nei rustici in campagna. In uno di questi per cambiar serratura, Marcuello e Andreu resteranno a terra, colpiti dagli spari, ma vivi. Dieci giorni dopo, il 14 dicembre 2017, invece moriranno l’allevatore Josè Luis Iranzo e due della Guardia civil, Victor Romero e Jesùs Caballero Espinosa. Freddati spietatamente (questo processo è fissato a marzo) e poi come si ricorda la fuga che portò all’arresto di Igor, alla fine della caccia all’uomo cominciata tra Argenta e Molinella.
E qui tra Ferrara e Bologna, restano gli altri processi: in città la settimana prossima per le rapine con la banda di Ivan Pajdek e Patrick Ruszo dell’estate del 2015. E a Bologna per gli omicidi Verri e Fabbri, in appello prossimo 27 maggio. —
Daniele Predieri
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