Residenze Caterina e Paradiso «Meno diritti per i lavoratori»
Assemblea dei sindacati coi dipendenti delle strutture Proposti tre giorni di sciopero con la possibile adesione anche di Salus e Quisisana
Le proprietà delle Case di riposo Residenza Caterina e Paradiso che da anni lavorano in accreditamento nel Comune di Ferrara hanno comunicato ai sindacati Cgil, Cisl e Uil la decisione unilaterale di applicare il contratto Anaste sottoscritto nel 2017, che secondo i sindacati abbassa diritti e tutele dei lavoratori. Per questo ieri pomeriggio davanti alla struttura Caterina (perché non autorizzata all’interno) durante due ore di incontro coi dipendenti dei diversi turni, Fabio Campagna – funzione pubblica Cgil - ha illustrato la situazione proponendo tre giorni di sciopero consecutivi per fine febbraio primi di marzo auspicando anche l’adesione di Salus e Quisisana.
«L’Azienda - ha ricordato Campagna - ha firmato un accordo sindacale nel 2017 nel quale dice che non applicherà il nuovo contratto Anaste e che proseguirà con quello vecchio, concordato con i sindacati ma ora scaduto. Quello nuovo risulta firmato solo dai sindacati Snalv, Confsal, Confelp e Cse sanità e Fulscam dichiarati dall’Ispettorato nazionale del lavoro, “non rappresentativi“ del settore». «Questo contratto secondo noi - prosegue Campagna - peggiora moltissimo le condizioni per i lavoratori. Tanto è vero che qualcuno perderà il posto di lavoro».
Campagna ha ricordato anche che vi sono stati incontri successivi fra le due parti per stabilire quale contratto applicare, proponendone in alternativa al nuovo Anaste, ben due: Agespi, rifiutato poiché si sostiene non venga usato nella nostra ed Uneba per il quale però è stato chiesto di attendere il rinnovo di quello scaduto; entrambi i contratti confermano l’accreditamento che i titolari pensavano di perdere. Ma a poche ore dal rinnovo l’azienda ha inviato una mail comunicando che applicherà il nuovo Anaste dal 1 gennaio 2020, sostenendo la libertà delle aziende nell’applicazione del Ccnl: inoltre viene specificato che non è da considerarsi illegittima l’applicazione del datore di lavoro di un contratto che riconosca ai lavoratori un trattamento normativo e retributivo identico se non migliore rispetto al precedente. —
Margherita Goberti
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