I lavori per la piscina possono riprendere Si finisce a metà luglio
Terminato il blocco che è seguito al fallimento dell’impresa In tribunale sono state riconosciute le ragioni del Comune
COMACCHIO. Dopo un lungo stand by, causato dal fallimento della ditta aggiudicatrice e dai tempi di attesa della giustizia, riprendono i lavori per la costruzione della piscina comunale.
L a nuova associazione d’ impresa, con capofila la coop Ciro Menotti di Ravenna, incaricata di riaprire il cantiere e ultimare l’opera, ha ottenuto dal Comune una proroga sino al 15 luglio, lasso di tempo concesso per ultimare i lavori, che avrebbero dovuto essere finiti il prossimo 13 marzo.
ANNOSA VICENDA
L’annosa vicenda, che ha comportato la chiusura del cantiere per oltre un anno, si è sbloccata solo grazie al contenzioso avviato dal Comune lagunare nei confronti di Generali Assicurazioni, teso a rifondere 350mila euro all’ente, per una serie di inadempienze e ritardi nell’avanzamento dei lavori.
Un’ordinanza del 23 ottobre 2019 del Tribunale di Ferrara ha dato ragione al Comune, consentendo alla nuova Ati nel frattempo costituitasi (formata da Cooperativa Ciro Menotti e da Nuova Società sportiva dilettantistica srl) di riaprire il cantiere.
LA PROROGA
La proroga dei termini di realizzazione dell’impianto è stata concessa ieri, sulla scorta di una dettagliata relazione tecnica prodotta dalla ditta esecutrice subentrata, la quale rileva che sia «necessaria una bonifica dell’area interrata, oltre allo smontaggio delle gabbie di armature di solette per errori della precedente impresa, nonché la demolizione e il ripristino dei pozzetti al primo piano» e ad altri interventi non eseguiti dalla precedente Ati aggiudicataria dell’opera.
Al di là dell’incidente di percorso, sfociato in un blocco temporaneo dell’esecuzione dell’opera, dopo il riconoscimento dell’indennizzo, l’amministrazione comacchiese ottiene un altro punto a suo favore, dato che la spesa inizialmente preventivata dal project financing non è soggetta a modifiche.
SOMME IMMUTATE
Non è previsto, quindi, ulteriore esborso di denaro pubblico, rispetto ai 3 milioni e 330mila euro, con 2,4 milioni a carico del Comune e la quota restante da parte del gestore, da rifondere sotto forma di contributo di 124mila euro all’anno, per i vent’anni della durata della gestione. —
Katia Romagnoli
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