Willy, pensionato accusato di concorso in omicidio
Si aggrava la posizione di Carlo Selvatico: capo d’imputazione trasformato «Non mi sono mai interessato della morte del giovane, non ci conoscevamo»
GORO. Quasi tre ore di interrogatorio, ieri pomeriggio nella stazione dei carabinieri di Goro, per Carlo Selvatico, il pensionato 80enne già accusato di favoreggiamento per l’omicidio di Willy Branchi. Su di lui ora pende un’accusa più grave, quella di concorso in omicidio.
Selvatico, uscito zoppicante dalla caserma attorno alle 17.45, prima di essere riaccompagnato a casa dai carabinieri, non ha potuto sottrarsi alle domande dei giornalisti, ribadendo più volte che «non ho niente da dire». Ha tuttavia messo da subito in chiaro il suo auspicio, ossia: «Non voglio che finisca qui, anzi spero che vada in lungo, così poi ho da parlare». Probabilmente indispettito di fronte ad una precisa domanda, ossia se mai provasse pietà per il barbaro assassinio di un ragazzo di 18 anni, puntando il dito, Selvatico ha esclamato che «non mi sono mai interessato della sua morte. Non faceva parte della mia vita. Non ci conoscevamo neanche, perché dovrei provare pietà? Non so se fu un omicidio. Mi rammarica – ha proseguito Selvatico alzando la voce –, che suo fratello Luca grande e grosso com’è, non lo abbia accudito di più».
memoria annebbiata
Sollecitato a non attribuire colpe alla famiglia, Carlo Selvatico, lapidario, ha affermato che «la colpa può essere di Luca». Con lo sguardo impassibile, forse nel tentativo di sfuggire alle domande all’esterno della casermai, si è lasciato andare anche ad un «mi creda, non è più la memoria di quando avevo venti, trent’anni. Non ho più la forza di camminare e neppure la memoria».
Dopo un’altra domanda sgradita, attorno alle ragioni per le quali, all’inizio della riapertura delle indagini si era presentato da un avvocato sotto falso nome (Oscar Guidi), per chiedere informazioni sul caso Branchi, Selvatico ha tuonato «non ho usato niente, io». Poi la portiera si è richiusa.
nessuna risposta al pm
La modifica del capo di imputazione scaturisce al termine del terzo interrogatorio al quale il pensionato è stato sottoposto nel giro di tre settimane ed è frutto, secondo il suo legale Michele Ciaccia, di attività di indagine recenti. «Si è avvalso della facoltà di non rispondere – ha dichiarato l’avvocato –. Non sono state fatte contestazioni specifiche, perché altrimenti sarebbe significato entrare nel merito delle fonti di prova. Ci è stato detto che ci sono persone che hanno reso una versione diversa da quella di Selvatico».
Nel corso dell’interrogatorio voluto dal pm Andrea Maggioni a Goro, Selvatico ha ribadito di non aver avuto alcuna responsabilità nell’omicidio di Willy Branchi, rinvenuto cadavere, senza indumenti, con ferite in tutto il corpo e con la testa fracassata dai colpi di una pistola da macello, il 30 settembre 1988 lungo l’argine del Po.
Per Ciaccia i tempi di chiusura delle indagini non dovrebbero protrarsi a lungo. «Sono convinto, come il mio assistito – ha aggiunto il difensore di Carlo Selvatico –, che ci rivedremo presto per vedere ulteriori sviluppi, se ci saranno e per valutare, se possiamo dare un contributo alle indagini e se possiamo modificare qualcosa rispetto alla situazione attuale».
Katia Romagnoli
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