Igor imputato a Ferrara in video conferenza
Lo aveva annunciato nei vari interrogatori ai processi in cui deve rendere conto di omicidi, tentati omicidi, rapine finite nel sangue, commessi nell’annus horribilis della sua notorietà, il 2017, quando Igor Il russo, Igor Vaclavic/Norbert Feher, diventò il killer più ricercato d’Europa: «Se incontro Pajdek e Ruszo ne metto sottoterra altri due, mi hanno venduto, hanno violato un patto d’onore: nelle rapine di cui mi accusano io non c’entro, è una semplice montatura, si sono inventati tutto per avere agevolazioni sulle condanne». Ciò che diceva, Igor potrà ripeterlo da domani, lunedì, quando al tribunale di Ferrara si aprirà il processo che lo vede imputato di rapine commesse nell’estate del 2015, quelle dei mesi del terrore che anticiparono il delitto più crudele commesso a Ferrara, l’omicidio di Pier Luigi Tartari. Igor sarà collegato, in videoconferenza dal carcere di Zuera, in Spagna dove è detenuto ed è accusato assieme a Ivan Pajdek e Patrick Ruszo di tre rapine: i due complici che lo accusano, e che lo hanno «venduto», come dice, hanno già incassato pene di 15 a 14 anni per quei fatti dell’estate 2015.
Il 26 luglio a Villanova di Denore ai danni di Alessandro Colombani; poi il 31 luglio a Mesola in casa di Emma Santi, 90enne rimasta legata e imbavagliata nel letto per 48 ore (morì anni dopo sena essersi più ripresa) e il 5 agosto a Coronella nei confronti di Cristina e del padre Giulio Bertelli, sequestrati in casa per 5 ore e rapinati. Unico delle vittime, parte civile al processo, Alessandro Colombani, che venne aggredito di notte, fuori casa a Villanova di Denore, bastonato, legato e imbavagliato per 70 euro e il bancomat, rubati.
Colombani pur non avendo riconosciuto nessuno dei suoi aggressori è convinto che tra loro ci fosse anche Igor: «voglio arrivare fino in fondo a questo processo e voglio ricordare che quando seppi che avevano arrestato Igor, il dicembre scorso, mi sono sentito libero: fino ad allora quando rientravo in casa avevo paura di sentirmi addosso le mani di quella notte». —
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