L’export sconta già i dazi Govoni (Cciaa): monitoriamo
La bilancia commerciale tra Ferrara e Cina ha subito già pesanti contraccolpi per la guerra dei dazi. Il dato dell’export di marca estense, nel confronto fra i primi nove mesi del 2019 e il periodo omologo dell’anno precedente, lo mette in evidenza. E l’emergenza corona virus promette di dare un altro colpo di mannaia ai traffici, cresciuti vertiginosamente nel decennio precedente: +144,5% dal 2007 al 2018, nonostante il periodo di sovrapposizione con la crisi economica esplosa nel 2008 e riesplosa nel 2011. La problematica, tuttavia, è assai recente, sebbene proiezioni sull’impatto della crisi sanitaria sullo scenario economico, cinese e planetario, non siano mancate: nelle scorse ore è stato ipotizzata la crescita del pil cinese in frenata al 5%, se non sotto.
«Stiamo monitorando con attenzione l’evolversi dell’emergenza - ha spiegato il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni -. Le relazioni con la Cina sono importanti per il nostro territorio e questo vale sia per la Cina, dove si rischia di chiudere le aziende per un certo periodo, in attesa che la situazione si normalizzi, sia, soprattutto, per le aziende ferraresi che esportano in Cina o che importano».
La prima preoccupazione delle aziende ferraresi, tuttavia, è il mercato interno: Cina come Brexit non sono in cima alle preoccupazioni. Ci saranno contraccolpi sul turismo, ma per il Ferrarese il mercato cinese non ha un peso importante. Sul fonte della produzione, gli ordinativi fatti andranno comunque in porto, quindi nel breve periodo non sono attesi grandi contraccolpi e comunque riguarderebbero solo le poche grandi aziende che influiscono per volumi sul dato dell’export. Certo, la crisi cinese si aggiunge a un quadro di difficoltà di una provincia fragile, con un sistema d’imprese che non esporta tantissimo. Rallenta la fiducia, ma parlare di contraccolpi economici del corona virus è prematuro. —
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