Si prenotava lo spritz al chiosco per avere cocaina e marijuana
A capo del gruppo di spacciatori Ferdinando Scremin, della Mala del Brenta Droga a studenti e alla Ferrara Bene: 8 a processo, altri 4 patteggiano 2 anni
Ordinavi uno “spritz”, prendevi la dose, cocaina o marijuana. La clientela era selezionata, studenti universitari, commercianti, Ferrara Bene e anche “importanti” pregiudicati ferraresi che diventavano spacciatori per altrettanti giovani clienti. Tutti italiani, ferraresi, calabresi e un veneto, famoso, famosissimo in città e in mezza Italia: Ferdinando Scremin, ex braccio armato della Mala del Brenta, riciclato come maxi trafficante di droga, insediato da decenni a Ferrara e conosciuto da tanti come il “manager”.
Serve la perizia
Tutti ora sono sotto processo, lui e 7 imputati rimasti, mentre altri 4 a giudizio hanno già chiuso patteggiando la pena (2 anni per Carmine Ambrosio, Ivana Sicilia, Nicola Dalle Molle e Micaela Buzzoni). Al processo che si è aperto ieri davanti al giudice Francesca Caucci e al pm Stefano Longhi, dopo i patteggiamenti, il rinvio al 17 aprile per la perizia che si dovrà fare sulle intercettazioni dell’inchiesta anti-droga: 33mila telefonate, quelle che la squadra mobile intercettò dal novembre 2012, quando partirono - quasi per caso - le indagini dopo un assalto-rapina al “Mercatone”, per cui le prime ipotesi portavano proprio a Scremin. Trapiantato da tempo nel Ferrarese col fratello Gianfranco Loris (tanti guai insieme, sempre droga), già dai primi anni 2000 viene indicato come il “nuovo Maniero” o il “manager” per come organizzava traffici di droga dalla Colombia: nel Pisano, nel 2015 venne arrestato e poi processato e condannato (col fratello) per un carico di 58 chili di cocaina dal Sud America, che non arrivò mai. Fin qui il passato di Scremin: il presente ci dice che ieri mattina, al processo qui a Ferrara, era l’unico imputato presente. Nessuno degli altri 7 imputati che gestivano il traffico di droga in tutta la città. E che vedeva come punto di riferimento e ritrovo tra di loro, il primo chiosco a ridosso del Castello, nei giardini ex Standa, (i cui gestori attuali, sottolineatura importante, nulla hanno a che fare con chi lo gestiva nel 2012). Chiosco che diventò il bersaglio di una infinità di telecamere piazzate per registrare incontri da cui i traffici partivano. Perchè ricordiamo si ordinavano “spritz”, come linguaggio in codice, si portava a casa cocaina e maria. Con Scremin sono imputate altre sette persone, a vario titolo: Luigi Morabito, Franco Candela, Daniele Pressamariti, tutti calabresiche vivono a Ferrara, Natalia Cazacu, Gianni e Marco Atti e infine Stefano Scremin.
Chiusura dopo 5 anni
La polizia dopo l’indagine tirò le fila individuando un traffico di droga con centinaia di episodi di spaccio registrati (cocaina e marijuana), per svariati chili di droga smerciata in città (la chiusura dell’inchiesta è arrivata solo dopo 5 anni. Sopra a tutti c’era ovviamente Scremin e poi i vari pusher che vendevano in città. Secondo le indagini, anche un secondo livello del traffico che arrivava a coprire la Romagna e il Bresciano. —
D.P.
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