«Riconosco la voce di Igor È stato lui a massacrarmi»
L’accusa di Alessandro Colombani, sopravvissuto alle rapine violente del 2015 Ma il killer nega quella scia di sangue: a confronto coi complici Pajedk e Ruszo
«È la sua voce, l’ho riconosciuta dalle poche parole, ricordo quel tono nelle mie orecchie, 5 anni fa, quando venivo aggredito, bastonato»: la voce è quella di Igor il russo, Norbert Feher ovvero Igor Vaclavic, collegato dalla Spagna - in videoconferenza- all’aula del tribunale di Ferrara dove è sotto processo per tre rapine commesse nel 2015.
Il sopravvissuto
Una di queste, in quel luglio, ai danni di Alessandro Colombani, a Villanova di Denore, sopravvissuto alle violenze della banda di Igor, che riconosce al sua voce: «Sì, sono un sopravvissuto – spiega – e oggi in quest'aula sono tornato indietro nel tempo, a 5 anni fa: perché quella ferita è sempre aperta, sono i fantasmi che ricompaiono, una cosa che ti rimane dentro tutta la vita, cambia la mia vita e da sopravvissuto oggi sono qui per chiedere giustizia anche per quelli che non ci sono più». Il processo a Igor parte da qui, dal riconoscimento della voce scandita in aula, e ascoltata da Colombani: una voce che arriva dalla saletta del penitenziario della Galizia, Texero, da dove Igor spiega ai giudici: «Mi hanno trasferito qui». Da Igor, poche parole nel collegamento e solo per rispondere a questioni tecniche: «Esatto, esatto»,«Certo, ho dato il mio consenso anche per questo», scandisce ai giudici che gli chiedono se conferma la nomina del nuovo avvocato difensore, Gianluca Belluomini. Seduto nella saletta, manette ad un polso, alcune pagine in mano, non si scompone: nessuno show, di quelli cui ci ha abituati in questi anni di processi. Il suo nuovo legale di fiducia ( lo stesso che l’ ha difeso per gli omicidi di Valerio Verri e Davide Fabbri, la guardia volontaria di Portomaggiore e il barista di Budrio) – prima ne aveva uno d’ufficio, Cristian Altieri di Ferrara – chiede termini a difesa: ossia la possibilità di studiare le carte dell’accusa per difendere Igor.
Capisco tutto
I giudici chiedono a Igor se ha compreso: «Ho capito perfettamente – dice al microfono –, concordo con tutto quello che chiede il mio avvocato». L’udienza è veloce, velocissima: un paio d’ore di questioni tecniche e si risolve tutto. Rinvio a domani, per i primi atti processuali e per ascoltare il sopravvissuto, Alessandro Colombani, raccontare la notte del terrore che subì da Igor, assieme a Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, suoi complici, già condannati per le stesse rapine a 15 e 14 anni. E che entrambi accusano Igor. Per questo il pm Andrea Maggioni chiede un confronto tra i due e il killer.
Non ho fatto le rapine
Igor che ribadisce attraverso il suo legale che «si dichiara assolutamente estraneo a queste rapine. Perché lo accusino gli altri due? Non lo sa, sarebbe una ritorsione verso di lui: vedremo di saperlo in questo processo, dove vuole dimostrare la sua totale estraneità».
Le rapine commesse nel 2015 sono tre: quella a Colombani aggredito di notte fuori casa, bastonato, legato e imbavagliato per 70 euro e il bancomat; poi a Mesola in casa di Emma Santi, anziana 90enne rimasta legata e imbavagliata nel letto per 48 ore (morta anni dopo). Infine 5 agosto 2015 a Coronella nei confronti di Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre, sequestrati in casa per 5 ore e rapinati. I giudici hanno già fissato il calendario: 13 marzo il confronto coi suoi complici e l’interrogatorio di Igor e l'1 aprile, quando si potrebbe avere la sentenza. —
Daniele Predieri
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