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Caso Solaroli: la maggioranza fa quadrato «No a chi lede la nostra credibilità»: tutti sì

Stefano Ciervo
Caso Solaroli: la maggioranza fa quadrato «No a chi lede la nostra credibilità»: tutti sì

Tensione e scambi di accuse nella discussione in Consiglio comunale. Merli (Pd) propone una querela collettiva per danno d’immagine 

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il dibattito

«Rigetto tutte le accuse di complicità in un dialogo tra due persone, ho preso le distanze sin da subito e lo ribadisco». Il sindaco Alan Fabbri ha così smentito l’audio con il quale Stefano Solaroli, vicecapogruppo “autosospeso” della Lega, offriva un lavoro pubblico all’ex collega Anna Ferraresi, per ottenerne le dimissioni. Lo ha fatto in sede istituzionale, nel dibattito in Consiglio comunale sull’ordine del giorno di Pd e civici che chiedeva tra l’altro le dimissioni dell’assente leghista, svoltosi ieri pomeriggio dopo due settimane di scontri a distanza. Non ha fatto altrettanto il vicesindaco Nicola Lodi, pure chiamato in causa dall’audio di Solaroli, rimasto in silenzio. Fabbri, di fronte ad una sala piena con qualche momento di tensione, ha aggiunto però di non sentirsi «né giudice né onnipotente», e di non avere mai chiesto a nessun eletto di dimettersi. «Il dialogo non mi è piaciuto» ha infine ammesso il sindaco.

il sindaco e gli altri

Tanto è bastato per ottenere il ringraziamento di Roberta Fusari (Ac), «per la chiarezza, a differenza dei gruppi di maggioranza», meno d’accordo su questo riconoscimento Dario Maresca (Gam) e Simone Merli (Pd): quest’ultimo ha anzi proposto alla fine di «denunciare Solaroli per il danno d’immagine, tutti assieme noi consiglieri», per i riflessi negativi subìti a causa di questa vicenda da Ferrara a livello nazionale; «il danno d’immagine è nato perché una tv (La7, ndr) ha trasmesso quell’audio» gli ha risposto il capogruppo leghista, Benito Zocca. Diletta D’Andrea (FI), che ha parlato al posto dell’assente capogruppo Paola Peruffo (a suo tempo pronunciatasi per le dimissioni di Solaroli), ha detto che non era interessata «a ciò che non attiene all’ambito amministrativo, espresso in tono da bar», e Maresca ne ha approfittato: «Finalmente sappiamo cosa ne pensa del merito della questione qualcuno di voi, per D’Andrea il comportamento di Solaroli è normale». E il capogruppo dem, Aldo Modonesi, rivolgendosi quasi esclusivamente al sindaco aveva sottolineato «che quando eravamo noi maggioranza a questi livelli di bassezza e violenza verbale non si era mai arrivati», citando altri dialoghi registrati «che coinvolgono membri del suo staff» e l’ormai famoso video di minacce di Lodi. Un «netto disconoscimento» lo aveva chiesto in apertura Ilaria Baraldi (Pd), a proposito dell’atteggiamento «maneggione e intimidatorio» del leghista.

picchi emotivi

Il primo picco emotivo c’è stato con il duro scambio tra Ciriaco Minichiello (Lega) e la stessa Ferraresi. «Tutti noi non ci sentiamo presi a calci nel sedere da Lodi, siamo liberi di esprimerci, nel momento in cui non sarà così mi dimetterò – ha detto Minichiello rivolto all’opposizione – Dovevate nel caso chiedere le dimissioni anche di Ferraresi, che non è una vittima e ne siamo tutti testimoni, non solo di Solaroli. In 70 anni di vostro governo della città se ne sono viste di tutti i colori e a livello nazionale c’è il precedente di Luca Lotti che, indagato per reati gravi, si è autosospeso e non dimesso». «Non vi vergognate, dovreste prendere le mie difese – ha ribattuto la consigliera ora nel gruppo misto, rivolgendosi agli ex colleghi – eravate al corrente di tutto e adesso state in silenzio».

Caterina Ferri (Pd) è intervenuta per fatto personale, ribattendo al sindaco che l’aveva chiamata in causa per la condanna erariale subìta da assessore provinciale, «nessuno la definisca condanna penale, si è trattato di una sanzione amministrativa per incongruo emolumento, non assunzione, dell’allora capo di gabinetto». Alla fine anche un acceso battibecco tra l’assessore Matteo Fornasini e qualche dem.

Tante conclusioni

Nel voto si è verificata una certa articolazione della maggioranza. Ferrara Cambia ha infatti presentato una risoluzione che, partendo dalle stesse premesse delle altre, impegna il Consiglio comunale a «prendere le distanze da qualsiasi atteggiamento tenuto da rappresentanti delle pubbliche istituzioni che, messo in atto in contesto e veste istituzionale vada a ledere la credibilità degli organi amministrativi»; assomiglia ad una presa di distanza da Solaroli e da chi lo difende, il capogruppo Francesco Carità ha però chiarito che vale anche per altri casi, citando ad esempio Bonaccini-Jolanda. Questa risoluzione è stata approvata all’unanimità, quelle di Lega («tenere alta l’attenzione sulla diffusione non autorizzata di dialoghi»), Forza Italia («non coinvolgere il Consiglio comunale in valutazione su episodi o fatti la cui competenza attiene ad altri organi») e Fratelli d’Italia («contrastare fermamente l’uso di minacce e offese personali») solo con i voti della maggioranza. Bocciato l’odg di Pd e civici che censurava Solaroli e ne chiedeva le dimissioni.

C’era anche una risoluzione M5s, ritirata dal presidente Lorenzo Poltronieri per l’assenza dell’unico consigliere Tommaso Montanari. —

Stefano Ciervo

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