Berco, altri sacrifici in arrivo I sindacati: «Azienda reticente»
Prevista cassa integrazione per i dipendenti a fronte del calo della produzione Per Fiom, Fim e Uil poca chiarezza dai vertici: «Alzano continuamente la posta»
COPPARO. Sono in arrivo ammortizzatori sociali alla Berco per far fronte ai cali di mercato e salvaguardare l’occupazione. Avanza lo spettro cassa integrazione, in una fabbrica che ha visto dimezzare l’occupazione in 10 anni e dove negli ultimi mesi sono stati congedati oltre 200 lavoratori somministrati. Secondo i sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil tuttavia manca chiarezza da parte dei vertici aziendali.
Si accusa «una Direzione che incontro dopo incontro alza la posta, dà indicazioni discordanti, cambia orientamento smentendo quello precedente. Berco è un sistema complesso e come tale richiede una visione di insieme organica», sostengono in un comunicato i segretari provinciali Giovanni Verla (Fiom), Sandra Rizzo (Fim) e Paolo Da Lan (Uilm).
gestione da chiarire
Nelle scorse settimane i responsabili dello stabilimento di Copparo hanno prospettati alle organizzazioni sindacali una diminuzione significativa dei volumi, «alla faccia delle dichiarazione fatte negli ultimi mesi – rimarcano i sindacati – per le quali l’azienda starebbe consolidando i propri business, con la realizzazione di importanti processi riorganizzativi e di investimenti, fino ad arrivare a un anno fiscale 2019 che a distanza di anni avrebbe conseguito apprezzabili margini di redditività».
Fim, Fiom e Uilm rimarcano che «i presupposti di ogni confronto e trattativa devono essere la chiarezza rispetto ai volumi e alla loro gestione in termini produttivi e organizzativi, così da costruire lo strumento di gestione più idoneo a salvaguardare in una lunga prospettiva l’occupazione». L’obiettivo in questa fase è «gestire un ammortizzatore sociale che garantisca l’attuale struttura produttiva di Berco e non si pieghi alla flessibilità organizzativa come intesa dall’azienda, ossia il rischio di una scelta soggettiva delle persone che verrebbero sospese in cassa integrazione».
A chiudere il cerchio, i sindacati reclamano «garanzie precise sul mantenimento dei diversi processi produttivi, sugli investimenti e sulle manutenzioni, dato anche lo stato di degrado di molti impianti. Anche perché la provocazione finale da parte della Direzione di voler mettere in discussione gli attuali accordi sul Premio di risultato, quando sulla stampa si ha molta attenzione ai risultati positivi, non può che confermare ancor di più i dubbi e la posizione del sindacato».
A CASTELFRANCO VENETO
Intanto a Castelfranco Veneto, dove c’è un altro stabilimento Berco, i lavoratori ieri riuniti in assemblea hanno proclamato stato d’agitazione, in seguito alla proposta di applicazione della cassa integrazione ordinaria anziché i previsti contratti di solidarietà. Nella fabbrica venete, sottolinea la Fiom, sono rimasti 229 dipendenti contro i 290 della scorsa estate. —
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