Willy, il mistero in una tomba a Goro. «Cerchiamo lì i suoi vestiti»
Secondo una lettera anonima sono nella bara di una donna morta in quei giorni. L’avvocato della famiglia del ragazzo l’ha individuata e ne chiede il sequestro
GORO. I vestiti mai rintracciati di Willy Branchi, il giovane di Goro brutalmente ucciso che venne ritrovato completamente nudo all’alba del 30 settembre 1988, potrebbero essere ancora oggi all’interno del cimitero del paese. Nascosti da chi lo uccise in una bara dove riposa una donna, deceduta negli stessi giorni del ragazzo e che sarebbe parente delle due persone indagate dell’omicidio.
Di quella tomba parlava una lettera anonima recapitata in novembre a un giornalista. Un messaggio tutto da appurare e Simone Bianchi, l’avvocato della famiglia Branchi, si è messo sulle sue tracce.
«Ora aprite la bara». «Abbiamo individuato con precisione quella tomba – dice il legale – e fatto istanza di sequestro alla Procura, che nei prossimi giorni valuterà la nostra richiesta, con l’obiettivo di condurre gli opportuni accertamenti. Come è facile comprendere, aprirla sarebbe fondamentale e se davvero si accertasse che i vestiti di Willy sono lì saremmo di fronte a un vero punto di svolta».
Secondo quanto risulta a Bianchi, le due persone citate dalla lettera anonima sarebbero i due fratelli pescatori di Goro già iscritti nel registro degli indagati. Peraltro non le stesse persone chiamate in causa dall’allora parroco don Tiziano Bruscagin per l’assassinio del giovane. Anche in questo caso si tratta di fratelli. «Questi ultimi sono presenti nel fascicolo dell’indagine, già chiusa, in qualità di persone offese per il reato di calunnia. La mia è una deduzione logica che non può essere smentita», spiega il legale.
La lettera di “un amico”. Tredici righe scritte a penna in stampatello. Con sotto la firma, “un amico”. Un anonimo mittente che sarebbe già stato individuato. La missiva rivelava che «qualche giorno dopo la morte di Willy morì una signora» di cui si riporta la professione.
«E a quanto pare, i vestiti mai trovati del ragazzo, vennero sepolti nella bara di lei. Questo è quello che posso dire...», continuava la lettera. Dove si sostiene che quella donna «dovrebbe avuto avere un grado di parentela, che non conosco, con due persone indagate». Altro elemento riscontrato dall’avvocato Bianchi.
«La verità si avvicina». «Credo fortemente che i vestiti di mio fratello possano trovarsi all'interno di quella tomba». Lo dice Luca Branchi, fratello di Willy, commentando gli ultimi sviluppi dell'indagine che lui stesso ha voluto assieme al proprio legale e a investigatori privati, riuscendo cinque anni fa a far riaprire le indagini, proponendo di volta in volta spunti agli inquirenti.
«Il momento della verità è finalmente arrivato», aggiunge soffermandosi sulla circostanza dei due fratelli, pescatori di Goro, entrambi indagati. «Ritengo – commenta ancora Luca Branchi – di aver capito chi siano. Sono pronto a parlare con loro e a chiedere cosa sanno. Sì, davvero, la verità sulla morte di Willy non è mai stata così vicina ad essere scoperta come in questo momento».
Dagli inquirenti massimo riserbo sulle ultime novità; un altro passo utile, si spera, a far luce sul caso Willy. —
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