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Berco, c’è fiducia nel futuro «Flessibilità meglio dei tagli»

Davide Bonesi
Berco, c’è fiducia nel futuro «Flessibilità meglio dei tagli»

L’ad Bruno fa il punto della situazione fra contrazione di mercato e coronavirus «Ultimi due anni positivi: qui non vogliamo più sentire la parola ristrutturazione»

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«I rumour in questo momento non fanno bene, a nessuno. Creano un danno, perché se di un’azienda si dice che non attraversa un bel periodo a risentirne è il mercato, il volume d’affari, con i compratori che si rivolgono ad altri produttori temendo di non avere le garanzie necessarie. Questo è già accaduto spesso in passato alla Berco, il lavoro svolto negli ultimi due anni è stato pensato proprio per evitare che si ripetesse». A parlare è Piero Bruno, appunto da due anni ad del colosso copparese, che ieri ha convocato un incontro con la stampa per fare il punto della situazione. Nessun accenno al comunicato diramato dai sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil due giorni prima, ma è chiaro che si fa riferimento proprio ai dubbi sollevati in tale nota, partendo dall’annunciato calo dei volumi di produzione al timore di cassa integrazione, nel frattempo annunciata nell’altro stabilimento Berco, quello di Castelfranco Veneto.

«flessibilità»

Bruno pone l’accento in particolare su un tema: la flessibilità degli orari. «Questo è un momento molto critico per l’economia mondiale - spiega Bruno -, alla quale qui in Berco per la prima volta ci approcciamo parlando di flessibilità e non di ristrutturazione. Quest’ultima crea problemi ai dipendenti, non dà futuro a loro e alle loro famiglie e neppure alla comunità in cui vivono. Allo stesso modo, non dà certezze a noi e a noi clienti, che non si legano con contratti pluriennali se non vedono garanzie di produzione. Per questo, da due anni a questa parte si è intrapreso un percorso diverso, utile per affrontare gli alti e i bassi del mercato, con la logica di non farsi trovare più impreparati e non è un caso se nel frattempo in questi due anni si sono riavvicinate a noi grandi aziende mondiali».

pericolo cina

Ovviamente, considerato il peso che ha la Cina sull’economia mondiale e pure sul mercato Berco, inevitabile che il discorso finisca per andare sulle conseguenze del coronavirus: «La contrazione attuale del mercato è partita un anno fa, dopo un periodo in cui l’economia ha tirato. Nel 2019 in Asia (specialmente Cina e India) l’economia ha rallentato, in più aggiungiamoci i dazi introdotti da Trump a creare incertezze sul mercato. Quando c’è la crisi le aziende svuotano i magazzini, per cui a breve dovranno per forza tornare ad acquistare e potrà così ripartire la produzione. Solo che ora c’è il coronavirus, del quale ancora non risentiamo perché i materiali sono partiti dalla Cina prima dello scoppio dell’epidemia. Bisogna attendere la decisione delle autorità cinesi, di certo dovesse continuare l’emergenza sarebbe un guaio, per tutti».

nuove filosofie

Bruno sottolinea i cambiamenti maturati negli ultimi due anni di «nuova Berco, perché i risultati non arrivano perché qualcuno decide e gli altri fanno, bensì perché qualcuno condivide e gli altri capiscono l’importanza. Il primo anno è stato quello dell’allineamento, il secondo ha visto l’azienda diventare più agile, il terzo è quello dell’avanzamento, mia traduzione di advanced. In questo percorso sono state realizzate tante cose, dalla sicurezza alla revisione dei processi produttivi, dalla riduzione degli sprechi agli investimenti nel parco macchine. Ma, soprattutto, si è lavorato con le persone e si è recuperato il know how. Proprio perché in passato le ristrutturazioni hanno fatto perdere all’azienda delle conoscenze: perché formare personale sulle nostre idee se poi non resta a lavorare qui? E proprio grazie ai settori di ricerca e sviluppo siamo riusciti ad allargare il mercato, lavorando direttamente per i nostri clienti e rafforzando il comparto della ricambistica. Il nostro punto di forza è che abbiamo tanti clienti importanti, ma non dipendiamo da uno solo e, per fare un esempio, ora Bob Cat punta solo su di noi, in tutto il mondo. Copparo è la “Silicon valley” del sottocarro. E di questi risultati si sono accorti anche in Thyssenkrupp, non a caso stanno valutando di cedere una parte del mercato degli ascensori, ma non la “Forged technologies”, ovvero la Berco».

Dopo l’incontro con la stampa ferrarese l’ad aveva una call con quella trevigiana, preoccupata per la situazione dello stabilimento di Castelfranco: «Non escludo che si debba incontrare di nuovo i sindacati per chiedere ancora maggiore flessibilità per un certo periodo, ma flessibilità significa dividere il male fra tutti, molto meglio di ristrutturare, ovvero sacrificare persone». —



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