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«Cominciamo a parlare dei mancati femminicidi Così riusciamo a salvare le donne dalle violenze»

D. P.
«Cominciamo a parlare dei mancati femminicidi Così riusciamo a salvare le donne dalle violenze»

La legale Stefania Guglielmi e il lavoro di centri e servizi pubblici «Evitiamo che maltrattamenti, stalking e abusi diventino tragedie» 

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Il punto

Il marito-padre-padrone condannato a 3 anni e 8 mesi per maltrattamenti durati 12 anni su moglie e tre figli e l’ex fidanzato arrestato per minacce di morte alla sua ex fidanzata, cui aveva tentato di bruciare casa: sono i due ultimi due episodi, accaduti nei giorni scorsi, a riportare d’attualità l’emergenza delle violenze di genere, sulle donne.

Insieme e contro

Un allarme contro cui occorre sempre più un’azione integrata tra forze dell’ordine, magistratura e chi lavora sul campo, dai Centri donne e giustizia ai Servizi sociali dei Comuni, fino all’assistenza legale di avvocati specializzati: tra questi lo studio legale di Stefania Guglielmi, che ha assistito proprio la ex moglie e i figli contro il marito-padre-padrone.

Uscirne si può

«Posso dire, alla luce della nostra esperienza – spiega il legale – che grazie a questo quotidiano lavoro di tanti, che va dalla formazione degli operatori nei Centri fino alla presa in carico delle donne e dei loro bambini, moltissime donne possono uscire dalla spirale della violenza, dando a se stesse e ai loro figli, se vi sono, un’altra chance di vita».

La cronaca, però, ci offre altro, in tema di violenza alle donne: «È vero, la cronaca ha ormai dimostrato che il femminicidio è assai diffuso anche in Italia: fatti commessi da uomini di tutte le estrazioni sociali, culturali, economiche, e tutte le cittadinanze e le vittime sono innanzitutto donne e, se vi sono, anche i figli, quando sono risparmiati dal loro padre».

Per questo di femminicidio se ne parla sempre più: «Sì, ma credo che la massima attenzione debba andare sempre a quello che non si è fatto prima per evitarli: solitamente questa lamentela è accompagnata dalla proposta di inasprire le pene e il ripartire dalla educazione a scuola. In realtà, così pensando, si trascura che per ogni femminicidio di cui si ha notizia ci sono decine di mancati femminicidi, di donne che sono riuscite a salvare se stesse e i figli. Di queste raramente si parla, soprattutto se non vi è stato alcun processo».

Un caso scuola

È successo così anche per il processo in cui lei ha assistito la ex moglie e i tre figli e che rappresenta, diciamo, un “caso-scuola”, un esempio da seguire: «Un esempio per l’epilogo positivo che ha avuto il caso, perché posso dire che oggi la violenza di genere pur entrata nella discussione pubblica ha ancora pericolosissime sacche di negazionismo».

«Noi, come “tecnici”, però – sottolinea l’avvocata Guglielmi –, possiamo affermare che se sicuramente non è stato fatto abbastanza per impedire ogni femminicidio, anche che altrettanto viene fatto quotidianamente, con ottimi risultati, per evitare che maltrattamenti, stalking, molestie, violenze sessuali, violenze psicologiche, fisiche ed economiche di cui le donne sono vittime si traducano in femminicidi».

E qui torniamo a quel processo, dove la donna i suoi tre figli sono “rinati” dopo la denuncia e la protezione attuata: «In questo caso come in tantissimi altri ciò che è accaduto lo dobbiamo al sistema di ascolto, accoglienza, difesa e assistenza delle donne vittime di violenza di genere garantito dalle associazioni di donne e dai centri antiviolenza in sinergia con le istituzioni pubbliche: sono le associazioni di donne e i centri antiviolenza, del resto, che hanno elaborato la nozione stessa di femminicidio, parola che ha faticosamente guadagnato credibilità nella discussione pubblica, e che hanno imposto anche alla politica la elaborazione sulle dinamiche della violenza di genere».

Tanto da fare ancora

Ma c’è ancora tanto da fare: «Certo ed è altrettanto certo che non è possibile oggi pensare di tornare indietro: anzi è necessario parlare, proseguire nella promozione a tutti i livelli per un cambiamento culturale, possibile e non ha nulla di ineluttabile». E poi... «Poi serve una buona politica: quella che non valorizza adeguatamente o addirittura pensa di fare a meno di questo pezzo di società si rivelerebbe una politica povera, miope ed inadeguata, in quanto incapace di leggere la realtà». –

D. P.

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