Commissione Aids: la pillola on demand sia “sostenuta” con fondi regionali
La ferrarese Laura Sighinolfi è presidente dell’organismo «La Prep va bene ma bisogna anche anticipare le diagnosi»
«Oltre il 50% delle diagnosi di Aids arriva quando la malattia è giunta allo stadio avanzato», ricorda Laura Sighinolfi, responsabile dell’Unità specialistica Hiv/Aids del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Anna e presidente, dallo scorso novembre, della Commissione regionale per la prevenzione e la lotta all’Aids.
L’anno scorso a Ferrara, dove il servizio è punto di riferimento per circa 700 pazienti, sono emersi 10 nuovi casi di infezione. La velocità di diffusione è in calo: in Emilia Romagna nel giro di una decina d’anni le nuove diagnosi si sono dimezzate da poco più di 400 a 220 (dato 2018). «I farmaci disponibili oggi - osserva la presidente - consentono da tempo di allungare la sopravvivenza del paziente, avvicinandola a quella di una persona sana. Ma bisogna continuare a lavorare per far crescere la consapevolezza sulla prevenzione e anticipare le diagnosi».
Il fattore tempo
«La commissione regionale è stata istituita negli anni ’90. Oggi la sua attenzione è rivolta all’Aids e alle infezioni sessualmente trasmesse. È un organismo tecnico che, sulla base dei dati epidemiologici, imposta campagne che di volta in volta possono coinvolgere le scuole, essere indirizzate a particolari categorie di pazienti, programma iniziative rivolte al pubblico. Ha una visione multidisciplinare perché i componenti sono infettivologi, analisti di laboratorio, operatori del Sert, rappresentanti delle associazioni dei pazienti etc.», spiega il medico.
L’organismo si è riunito a metà gennaio e l’analisi dei dati ha confermato l’esigenza di ridurre il numero dei casi individuati tardivamente. «Su questo problema in particolare intendiamo coinvolgere i medici di famiglia che sulla base delle caratteristiche cliniche dell’assistito possono mettere in campo le azioni necessarie per anticipare la diagnosi», argomenta l’infettivologa.
Da qualche tempo la PrEP consente, se la prevenzione è eseguita in modo corretto, di azzerare sostanzialmente i rischi di contagio assumendo un prodotto farmacologico prima e dopo il rapporto a rischio. «In regione sono un centinaio le persone che assumono il farmaco che però non viene offerto dal Sistema sanitario nazionale - precisa Laura Sighinolfi - Ogni scatola costa circa 60 euro. Al nuovo assessore regionale proporremo di mettere a disposizione fondi regionali per sostenere questa possibilità. Al momento il costo per il sistema pubblico potrebbe essere contenuto, ma si tratta di una scelta politica, non tecnica».
incubo Coronavirus
La “mappa” del rischio, che in passato consentiva di individuare con una certa precisione classi di soggetti che avevano più probabilità di altre di ammalarsi, oggi è meno definita. «Chi pratica rapporti sessuali non protetti (omo o eterosessuali) può contrarre il virus, e se usa la PrEP dove osservare pedissequamente le modalità di assunzione - aggiunge la specialista - Con preoccupazione è stato evidenziato un ritorno della droga assunta per via endovenosa e l’uso promiscuo delle siringhe per molto tempo è stato un possibile veicolo per il virus». I farmaci antivirali utilizzati contro l’Hiv vengono sperimentati in queste settimane anche contro il Coronavirus. «Ma - conclude la presidente - bisogna attendere i risultati clinici per capire se il loro uso è efficace contro questa infezione». —
Gi.Ca.
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