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la tragedia di Vigarano 

Contestato l’omicidio stradale all’autista della strage

Contestato l’omicidio stradale all’autista della strage

«Correva troppo e non era sobrio». Nello schianto morirono tre giovani La procura: due delle vittime non avevano agganciato la cintura di sicurezza 

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Velocità troppo elevata e guida in stato di ebbrezza. La Mazda 3 sulla quale viaggiavano i tre giovani morti nell’incidente stradale avvenuto a Vigarano Mainarda nelle prime ore del mattino del 28 settembre scorso non viaggiava in sicurezza, soprattutto in quel tratto di strada della via per Cento, dove il percorso descrive diverse curve. Inoltre procedeva in un orario nel quale la visibilità è significativamente ridotta, cioè di notte.

A conclusione delle indagini preliminari la procura ha formulato l’accusa di omicidio stradale plurimo causato dall’eccesso di velocità con l’aggravante della guida in stato di ebbrezza a carico di Enrico Felloni, 24 anni, di Ferrara, che quella notte era al volante della Mazda 3.

Nello schianto contro un platano persero la vita Giulio Nali, 28 anni, di Occhiobello, Miriam Berselli, 21 anni, di Ferrara, e Manuel Signorini, 23 anni, di Salara (Rovigo).

L’auto uscì di strada poco dopo le 2. Dei quattro, tutti colleghi in servizio con diverse qualifiche nell’ipermercato Tosano, solo Felloni, che era sentimentalmente legato a Miriam Berselli, si salvò e fu dimesso dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale. Erano quattro amici di ritorno da una serata passata insieme in un locale pubblico, lo Spirito a poca distanza dal luogo dell’incidente.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Ombretta Volta, ha accertato che l’auto quella notte ha sbandato a una velocità quasi doppia rispetto a quella consentita in quel tratto di strada. La Mazda procedeva, secondo le analisi tecniche effettuate dalla procura, ad una velocità di 93 chilometri l’ora contro i 50 ammessi.

Inoltre il conducente aveva assunto alcol in quantità eccessiva e il tasso rilevatonel sangue era superiore di due volte e mezza a quello consentito dalla legge per chi si mette alla guida(1,23 grammi per litro contro 0,5).

Il processo

Gli accertamenti condotti dalla procura hanno anche stabilito che due delle tre vittime, Miriam Berselli e Manuel Signorini, che viaggiavano sui sedili posteriori, non avevano agganciato la cintura di sicurezza.

L’indagato, difeso dall’avvocato Carlo Bergamasco, ora ha a disposizione un periodo di tempo durante il quale può presentare memorie e documentazione scritta o rilasciare dichiarazioni relativamente agli addebiti formulati dalla pubblica accusa. Il caso poi passerà al vaglio dell’udienza preliminare.

Hanno fatto richiesta di costituirsi parte civile le famiglie dei ragazzi deceduti. Gli avvocati che le rappresentano sono Letizia Mariani, del foro di Rovigo, Denis Lovison, del foro di Ferrara, e Omar Bottaro, del foro di Padova. —

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