Morì folgorato a 29 anni Infortunio sul lavoro: chieste tre condanne
PONTEMAODINO. Morì sul lavoro a 29 anni, folgorato dal camion trasformato in una trappola ad alta tensione. Per la tragedia di Claudio Bucci avvenuta cinque anni fa in un terreno dell’azienda agricola Oasi di Pontemaodino, ieri l’accusa ha chiesto tre condanne: 4 anni di reclusione e 6 mesi di arresto per Antonio Gardin, titolare dell’azienda Oasi; 4 anni a Fabio Zanetti, titolare dell’omonima ditta e datore di lavoro della vittima; 2 anni per Paolo Sturaro, il lavoratore intervenuto con un trattore ad aiutare Bucci a liberare il camion impantanato.
Bucci, residente a Fratta terme, nel Forlivese, e padre di un bimbo di cinque anni, quel giorno di febbraio del 2015 doveva scaricare del letame in un campo agricolo. La notte però aveva piovuto molto, e il camion si bloccò nel fango. Bucci azionò il comando per sollevare il portellone posteriore del mezzo, che toccò i fili dell’alta tensione. Miracolosamente restò illeso ma, come hanno rimarcato sia l’accusa che la parte civile, non ebbe modo di rendersi conto del pericolo né di vedere le scintille sprigionate dal contatto. Anche perché, come avviene in questi casi, scattò la de-elettrificazione dei fili dell’alta tensione da parre di Enel. Bucci scese dal camion, e in quel momento venne in suo aiuto Sturaro che agganciò il mezzo con un trattore per sbloccarlo e nel contempo permettere lo spargimento del letame. Terminata l’operazione, il giovane autotrasportatore tornò ad azionare la leva per riabbassare il portellone. Per sua sventura la de-elettrificazione automatica ha una durata di pochi secondi, e il giovane morì folgorato.
Questa la ricostruzione da parte dell’accusa, secondo cui i titolari delle due aziende - Oasi e Zanetti Fabio - non si coordinarono adeguatamente per permettere a Bucci di agire in sicurezza. La morte del giovane non così come l’aver condotto il camion in un campo reso fangoso dalla pioggia caduta la notte precedente non era stata una decisione della vittima, ma una precisa disposizione. Al lavoratore Sturaro, invece, viene contestato l’intervento imprudente con il trattore. Da qui le tre richieste di condanna, a cui si è associata la parte civile (l’avvocato Renato Cappelli che rappresenta i familiari della vittima) chiedendo un risarcimento di 100mila euro e una provvisionale di 50mila euro, ricordando che finora la famiglia non ha ricevuto alcun indennizzo. —
A.M.
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