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Prospettive incerte su lavoro e famiglia A Ferrara nascono sempre meno bimbi

Giovanna Corrieri
Prospettive incerte su lavoro e famiglia A Ferrara nascono sempre meno bimbi

Il sociologo Serio: il fenomeno da noi è più accentuato Al giorno d’oggi accudire i figli costa di più che in passato

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Sarà forse da imputarsi alla sua sempre più anziana popolazione la costante denatalità di Ferrara? Perché si dice che invecchiando si torni bambini... e in effetti il dover accudire questa parte di popolazione in continua crescita potrebbe spingere molti, soprattutto donne forse, a non voler sostenere l’ulteriore carico di un figlio.

Ma il fenomeno della denatalità, che colpisce il paese, e in modo particolare la nostra città che ha un saldo naturale negativo dal 1975, e che «se non fosse per gli stranieri avrebbe effetti ancora più drammatici, ha cause non solo sociali ma anche economiche e culturali e andrebbe affrontato sperimentando leggi in grado di invertire certe tendenze», dice il sociologo ferrarese Mauro Serio.

cause di denatalità

I fattori che contribuiscono al fenomeno valgono in generale per tutto il paese, ma con alcune specificità ferraresi specie se si parla di cause economiche: «Ferrara è la zona più depressa dell’Emilia Romagna – considera Serio – la sua struttura economica dà meno opportunità di lavoro e infatti la disoccupazione è alta. Inoltre proprio i tipi di lavoro, tipici di una provincia agricola, spesso non garantiscono un reddito utile a mantenere una famiglia».

E non bisogna dimenticare che «oggi ci sono costi maggiori – sottolinea il sociologo – per accudire i figli. Un tempo non erano necessari grandi finanziamenti, si giocava a palla per strada o si andava in bicicletta. Oggi ci sono invece i corsi di piscina, e quello di ballo... che costituiscono anche un impegno di tempo da parte dei genitori».

La denatalità, secondo Serio, è anche legata a fattori culturali. Primo fra tutti il fatto che «ormai giustamente le donne ambiscono ad avere carriere lavorative che potrebbero essere inibite dall’avere la responsabilità di una famiglia». In più c’è il fattore delle tutele alla maternità: «chi si occupa della redditività delle aziende – dice Serio – non vede di buon occhio una gravidanza perché deve pagare la donna anche se non lavora, deve sostituirla e poi deve ricollocarla con tutta una serie di vincoli».

Da considerare sono poi anche la difficoltà delle giovani coppie di trovare situazioni abitative adatte, viste le già considerate difficoltà economiche. E anche i servizi a supporto della maternità, considera il sociologo, «sono spesso o insufficienti o costosi», e così mandare i figli all’asilo può diventare difficile.

possibili soluzioni

«Una legge francese qualche tempo fa permise alle donne in maternità di scegliere se continuare a lavorare o se licenziarsi. E lo Stato le manteneva in questo caso con uno stipendio togliendo il carico della maternità alle imprese. Furono misure che diedero un incremento alla natalità: sperimentazioni di questo tipo si potrebbero tentare», è la considerazione del sociologo. —

Giovanna Corrieri

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