La Nuova Ferrara

Ferrara

codigoro 

Una mostra racconta gli orrori della guerra Gli alunni restano rapiti

Katia Romagnoli

2 MINUTI DI LETTURA





CODIGORO. Sessantotto alunni delle tre classi prime dell’istituto comprensivo di Codigoro hanno visitato, ieri mattina, la mostra “Bruno Merighi e il codigorese Giovanni Mangolini – Fronte russo – Due fanti in guerra, poi deportati in Germania”, allestita nella sala della Pro Loco. Ad accompagnare gli studenti nella toccante visita guidata tra foto e lettere scritte dal fronte sul Don dal fante Merighi di Stellata, il figlio di quest’ultimo, Roberto, che è anche l’organizzatore della rassegna.

il racconto

«Mio padre suonava il clarinetto e faceva il garzone di barbiere prima della chiamata alle armi – ha spiegato Roberto Merighi agli alunni –; solo dopo la sua scomparsa ho trovato casualmente, custodite in una scatola ben 227 lettere spedite sia durante la spedizione in Russia, sia dal campo di prigionia in Germania».

Commovente il ricordo di Ugo Buganza, ex preside della scuola media di Codigoro che, al pari di Bruno Merighi e del codigorese Giovanni Mangolini, ebbe la fortuna di rincasare al termine della seconda guerra mondiale. «Mio padre e il vostro compaesano Giovanni Mangolini che, leggendo le lettere, ho capito che si occupava di attività agricole – ha raccontato Merighi agli studenti –, sono diventati amici sul fronte, patendo temperature sempre inferiori a 20 gradi centigradi, che arrivavano in pieno inverno a – 40º, costretti a turni di guardia da 14, 15 ore, tra topi e pidocchi. Dopo l’armistizio, la ritirata a piedi».

il ritorno

Nella sua meticolosa ricostruzione del percorso a ritroso, compiuto a piedi lungo la steppa sovietica, Roberto Merighi è riuscito a disegnare gli oltre mille chilometri della ritirata, che per migliaia di coetanei del padre divenne una tomba sepolta da neve e ghiaccio. Colpiti dal racconto supportato da lettere scritte a mano e foto in bianco e nero, gli alunni hanno incalzato l’organizzatore con diverse domande, tese ad approfondire gli aspetti storici trattati nella mostra, inaugurata in occasione del Giorno della Memoria.

La mostra è un omaggio al padre Roberto, all’amicizia con il codigorese Mangolini, trasferitosi nel 1968 con la famiglia nell’interland torinese, ma è anche un omaggio a tutti i 230mila soldati italiani che vissero la tragica esperienza della spedizione sul Don. —

Katia Romagnoli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google