L’antico monastero riporta i comacchiesi indietro nel tempo Gli scavi raccontano
Per la prima volta gli archeologi hanno mostrato le strutture scoperte «Il sito mostra una vita davvero ampia. La storia strato su strato»
la storia
La sala al terzo piano di Palazzo Bellini era piena di gente ieri mattina. Tecnici, politici, amministratori ma anche cittadini che nelle scuole di piazza Roma si sono seduti tra i banchi. Il complesso di Sant’Agostino, è ormai ufficiale da qualche tempo, vedrà i soldi per il recupero e dalla partecipazione alla presentazione del progetto è subito balzata agli occhi l’importanza che quel luogo ha per i comacchiesi.
«Oggi un insieme pittoresco di architetture in rovina, in passato un grande complesso che fu monastero prima, poi fortezza e infine collegio – ha spiegato lo storico Aniello Zamboni –. È un rudere imputabile al tempo ma vivo nel cuore degli uomini: è una memoria che non può più tacere».
i resti
Quello di via Roma è un quartiere popolare, caratterizzato da case basse e ordinate che affacciano su quello che resta dell’imponente chiesa da una parte e sul canale dall’altro.
La facciata del Monastero è rimasta in piedi quasi per miracolo mentre la torre e gli edifici retrostanti, che danno sul canale sono evidentemente fatiscenti e in precarie condizioni strutturali. Per il resto c’è poco o nulla. Ieri mattina gli archeologi e i tecnici che stanno lavorando sul sito hanno aperto il cancello sul retro e mostrato quello che nel tempo è stato coperto da erbacce, rovi e terra.
Il monastero sorse, intorno al VII secolo, vicino ad una piccola chiesa in origine dedicata a San Mauro e ceduta agli Agostiniani scalzi nel 1622 e, all’inizio del ’700, venne trasformato in fortezza militare dagli austriaci; l’incursione di questi ultimi nel Nord Italia a causa della guerra di successione spagnola durò (in particolare a Comacchio) fino al 1725.
«Il sito mostra una vita davvero ampia - spiega l’archeologo Marco Bruni -, questo posto è stato abitato fin dal VII secolo d.C. e di volta in volta è stato modificato, completato come anche distrutto. Non è rimasto tanto, abbiamo la struttura della chiesa e ed è venuta alla luce una pavimentazione in mattoni tardo-antica molto interessante». I vari strati sono stati indagati, adesso arriva la parte più difficile.
il progetto
L’idea di base è quella di ricostruire valorizzando quello che è rimasto. E la bravura dei progettisti sarà proprio nel riuscire a integrare quello che c’è con quello che dovrà essere. Adesso si dovrà partire con i sondaggi murari e tutte le verifiche strutturali per capire quanto si può recuperare. Un progetto ambizioso, difficile e lungo perché i vincoli sono tanti e ci si deve muovere con estrema attenzione. Ma i tempi questa volta sono scritti nero su bianco e bisogna rispettarli per avere i finanziamenti necessari. Cosa diventerà Sant’Agostino? Un teatro. Un luogo di cultura che adesso manca a Comacchio e che vede in quello spazio un contenitore ideale dove sorgere. —
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