La memoria del passato «Venivo a scuola qui Non avevamo le scarpe»
comacchio. Il cancello si è aperto nella giornata di ieri anche per i cittadini che dopo anni sono potuti tornare in uno dei luoghi a loro più caro.
«Bellissimo, ne è valsa davvero la pena, ascoltare la nostra guida, che con maestria ci ha proiettato in un epoca a noi lontana lasciandoci immaginare ciò che è stato - ha detto entusiasta Giancarla Farinella-. Uno splendore antico che tornerà ad esserlo a lavori finiti».
i ricordi
C’erano tutti ieri mattina. Dal sindaco Marco fabbri che ha passato il testimone al vicesindaco Denis Fantinuoli e alla sua squadra a Emanuele Mari (Fi), Sandra Carli Ballola e “vecchi” e nuovi politici. Qualcuno, a dire il vero, si è seduto in sala con lo scopo ben preciso di prendere appunti così da usarli al momento opportuno, qualcun altro è invece arrivato solo «per respirare la stessa aria di quando ero bambino - racconta Gino Carli -. Mi avevano messo a scuola a Sant’Agostino, dai preti. Non mi piaceva per niente e scappavo sempre in Valle».
«Me la ricordo bene e mi sembra assurdo che tutto si finito così. Non capisco perché l’abbiano lasciato cadere, distruggere. Anche per i miei nipoti sarebbe stato un posto perfetto».
Quando gli austriaci andarono via i religiosi ripristinarono la funzione originale dell’edificio, almeno finché non furono allontanati dalle truppe napoleoniche alla fine del Settecento.
le scuole
Da allora la chiesa ha visto varie destinazioni, fino a diventare una scuola dagli anni ’20 del Novecento fin verso la fine del secolo. «Erano scuole povere, come era povera Comacchio. Faceva freddo e d’inverno c’era tanta neve. Molti di noi non avevano nemmeno le scarpe ...I miei nipoti adesso non vanno a scuola se i termosifoni sono rotti».
I residenti in piazza Roma tirano intanto un sospiro di sollievo: «Finalmente, non se ne può più di questo schifo. Almeno l’area sarà riqualificata e anche noi avremo il nostro spazio verde, una piazza degna di questo nome». —
An.Bo.
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