All’Abbazia di Pomposa per l’addio a Maria Rosa
il ricordo
Oggi alle 15.30, nell’amata abbazia di Pomposa, familiari, colleghi e amici daranno l’ultimo saluto alla giornalista Maria Rosa Bellini.
ALESSANDRO
PASETTI
Vorrei unire anche la mia voce a quella di quanti in questi giorni hanno pianto la scomparsa di Maria Rosa. E lo faccio perché credo di essere stato fra i colleghi che l’hanno conosciuta meglio e che hanno condiviso con lei un importante periodo di vita professionale. Per dieci anni, tutte le estati, Maria Rosa, insieme anche al collega Mauro Alvoni, mi ha affiancato nella redazione Lidi della Nuova Ferrara. Sono stati anni davvero belli ed avventurosi, che abbiamo affrontato con la gioia della conquista, quella di un giornale nuovo che cercava spazi e legittimazione.
Con Maria Rosa abbiamo vissuto dieci ore al giorno fianco a fianco, con il nostro quartier generale al Setaccio per gli appuntamenti di pranzo e cena. Di lei ho sempre apprezzato la generosità. Trattava la cronaca nera come fosse uno chef. Preparava tutti gli ingredienti, li controllava, poi vi aggiungeva – come ogni buono chef che si rispetti – il suo tocco personale. Quando tornava da un fatto di cronaca nera, c’era una specie di gioco fra noi. Mi raccontava tutto con dovizia di particolari. Io la scongiuravo di risparmiarmeli. Era un modo per esorcizzare il male che purtroppo quella professione ti dispensava. Era generosa ed esuberante, molte volte imprevedibile, ma con una grande passione, che non l’ha mai abbandonata. Così come quella per il cinema un altro suo grande, grandissimo amore. Chissà adesso cosa troverà il modo di raccontare da lassù.
Cara Maria Rosa, quando ti presenterai davanti al buon Dio, evita di raccontare tutti i particolari di un fatto di cronaca, rischi di sentirti dire: lo sapevo già. Ecco vedi, commenterai, abbiamo preso un “buco”. —
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