Portomaggiore si fa luogo di memoria Un parco dedicato alle vittime dell’Heysel
Sabato la cerimonia di intitolazione alla presenza dello juventino Pessotto. Badolato: i giovani devono sapere e imparare
LA STORIA
Portomaggiore da sabato avrà un parco intitolato alla memoria delle vittime dello stadio Heysel. A 35 anni di distanza da quella sera di follia e morte a Bruxelles, dove persero la vita 39 persone prima che si disputasse la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, sabato mattina l’area verde di via Modena diventerà un luogo per ricordarle.
IL PERCORSO
«È il punto d’approdo - spiega l’assessore allo sport Dario Bernardi - di una proposta di un capogruppo di opposizione, Roberto Badolato, a cui abbiamo risposto in maniera positiva. Ci siamo attivati, abbiamo scelto il luogo, un parco pubblico in cui ci si ritrova per giocare, abbiamo contattato la Juventus e l’Associazione familiari delle vittime, ricevendo risposta positiva da entrambe, la Juventus si è resa disponibile a portare le proprie insegne. Rimaneva da fissare la data per la cerimonia, ed è stata scelta nel giorno in cui la Juventus incontrerà la Spal, quindi ci hanno comunicato che a rappresentarla verrà Gianluca Pessotto. Non potrà essere presente, invece, il presidente dell’Associazione vittime, Andrea Lorentini, ma manderà un messaggio che leggeremo e ci ha autorizzati a usare il loro logo, inoltre ci hanno detto che daranno risalto all’iniziativa sul loro sito internet».
In effetti l’appuntamento è già presente su quelle pagine virtuali, mancano solo le foto della cerimonia che si svolgerà appunto sabato, con inizio alle 11.
IL PROMOTORE
Ma sentiamo l’artefice di tutto questo, appunto Roberto Badolato, che avanzò questa richiesta già nel 2017: «In effetti è un paio d’anni che la stavo sollecitando, finalmente riusciamo a farla: un’iniziativa importante sia per il territorio, sia per le vittime, sia per lo sport, che doveva essere festa anche quella sera e invece... Perché ricordare proprio le vittime dell’Heysel? Dda sempre sono tifoso juventino, ma soprattutto perché nello sport intolleranza e fatti delittuosi meritano un momento di ricordo, perché lo sport dev’essere aggregazione e festa e mai lutto. Le tragedie vanno raccontate ai giovani, anche questa, perché non si ripetano. Anche domenica scorsa è stata picchiata una ragazza arbitro, bisogna dare segnali».
L’APPUNTAMENTO
E allora, tutti in via Modena sabato alle 11, per ascoltare le parole dell’ex giocatore bianconero e ora dirigente del club in cui ha militato per 11 stagioni (243 presenze, ma anche 22 con la maglia azzurra dell’Italia), che all’epoca di quei tragici fatti era solo un ragazzino di 15 anni che si affacciava al mondo del calcio (iniziò il proprio percorso nelle giovanili del Milan due anni dopo), ma che di certo visse quelle ore di tragedia e passione. —
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