Ragazzina presa di mira con i messaggini. La famiglia toglie lo smartphone al bullo
La scuola media promuove il confronto tra genitori, il padre dello studente si scusa e fa scattare la punizione
Via lo smartphone al ragazzino che faceva il bullo prendendo di mira con i messaggini una ragazzina. L’immediato intervento della dirigente scolastica, dopo la segnalazione di episodi di cyberbullismo ai danni di un’alunna che frequenta una scuola media del Comacchiese, ha consentito di mettere la parola fine alle violenze verbali.
LA VICENDA
Tutto comincia da una chat creata su Whatsapp, alla quale accedono gli alunni di un’intera classe, tra i quali figura anche la ragazzina, presa di mira da uno dei coetanei in particolar modo e, con effetto domino, anche dagli altri. Parole dall’apparenza di poco conto come «somara», via via si fanno più pesanti, sino a trasformarsi in un’escalation di affermazioni, come «facciamo in modo che si vergogni la somara», insopportabili per una ragazzina timida e riservata, che si vede sempre più ai margini. La ragazzina non brilla a scuola, ma durante l’ultimo triennio della primaria tutto fila liscio. Poi, all’improvviso, un cambiamento repentino d’umore, sfociato dopo le festività natalizie in sempre più frequenti episodi di malessere.
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«Da un po’ di tempo mia figlia si svegliava al mattino dicendo che aveva mal di pancia o mal di testa – racconta il padre – e che non voleva andare a scuola perché non si sentiva bene. Il problema nelle ultime settimane si era accentuato, così abbiamo cominciato a preoccuparci e a spronarla a riferirci se ci fosse qualcosa che non andava». In questi giorni l’amara verità, confessata tra le lacrime. La ragazzina riesce a liberarsi del macigno che le gravava sullo stomaco e sul cuore, svelando tutto alla mamma. Emerge così una verità che nessun genitore vorrebbe scoprire, perché «da qualche tempo mia figlia riceveva messaggi dalla chat di Whatsapp con parole pesanti e veniva additata, in particolar modo da uno dei compagni di classe, per il suo scarso rendimento. Gradualmente era stata lasciata in disparte dai coetanei. Si era chiusa in sé stessa e non si rivolgeva neppure agli insegnanti». Venuta a galla la vicenda, il padre decide di rivolgersi direttamente alla dirigente scolastica, mostrandole le frasi che apostrofavano la figlia. La scuola si adopera immediatamente per compiere una serie di verifiche, mettendo in atto misure a tutela dell’alunna.
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LA PRESIDE E LA SVOLTA
È la preside a riferire che «la scuola si è mostrata sempre molto sensibile e attenta a queste tematiche, nel rispetto di tutti i ragazzi. Anche in questo caso, mi sono mossa subito con le modalità di dirigente sensibile, che vuole rispondere in modo adeguato e sollecito alla problematica. La scuola sta facendo i suoi passi». La svolta ieri mattina, quando all’orario d’entrata il padre dell’alunno autore dei messaggi più pesanti, insieme al figlio, ha chiesto scusa all’alunna, accompagnata dal padre, sottraendo, davanti a loro, il cellulare al figlio. Un bell’esempio di scuola e genitori per contrastare il bullismo. —
Katia Romagnoli
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