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Torna il riso cambogiano Specie ferraresi a rischio

D.M.
Torna il riso cambogiano Specie ferraresi a rischio

In provincia 7.500 ettari coltivati a Japonica, il prodotto orientale si sovrappone Cenacchi (Confagri): già quest’anno si stima un calo del 10% delle superfici

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Il riso nazionale, e di conseguenza quello ferrarese che rappresenta una quota preponderante della produzione emiliana, è sotto attacco per via dell’import cambogiano. «Bisogna sospendere le concessioni offerte nei confronti di taluni Paesi extraeuropei» è da sempre la posizione di Giampaolo Cenacchi, presidente provinciale e regionale e vice presidente nazionale della Sezione Riso di Confagricoltura - Se vogliamo difendere il riso Italiano, così come quello degli altri Paesi dell’Unione Europea, bisogna cambiare le regole attualmente in vigore, sospendendo le concessioni offerte nei confronti di taluni Paesi extraeuropei in quanto danneggiano i nostri produttori». Il rischio è di perdere una produzione importante per la nostra agricoltura come quella del riso, soprattutto per Ferrara, che con oltre 7. 500 ettari coltivati garantisce oltre il 90% della produzione emiliano romagnola e si colloca tra le province principali produttrici in Italia.

cos’ha fatto l’Ue

I dazi imposti a suo tempo sull’import proveniente da Cambogia e Birmania, ma l’intervento dell’Ue, che ha escluso le importazioni cambogiane da quelle penalizzate per violazioni dei diritti umani, ha vanificato tutto. E così Cenacchi ritorna alla carica. «Costerà caro questo regalo dell’Ue al riso cambogiano. A pagarne le spese saranno proprio i produttori della specie Japonica (Arborio, Carnaroli, Baldo), quella coltivata nella nostra regione dove peraltro la superficie dedicata alla coltura è crollata nell’ultimo decennio. E si stima già per il 2020 un ulteriore calo oltre il 10%».

Esprimono forte preoccupazione i risicoltori dell’intera Emilia-Romagna, tanto più che nell’ultimo anno le importazioni di riso Japonica dalla Cambogia sono aumentate del 300%. «Pertanto, cosa succederà ora? – si chiede Cenacchi, che ribadisce – A chi giova questa misura europea?» . Il risultato sarà devastante soprattutto per il comparto regionale.

A chi giova

«Importeremo grandi quantità di riso Japonica a dazio zero, ma solo della varietà “tondo” e non “lungo A”, che è la più diffusa in Emilia-Romagna. Ciò significa che i risicoltori di “tondo”, italiani ed europei, sceglieranno sempre di più le nostre varietà. Risultato: sarà inflazionato sia il mercato del “tondo” (importato a dazio zero) che del “lungo A” (seminato in regione)» è la conclusione di Cenacchi.

Ora il provvedimento della Commissione Ue può in teoria essere bloccato da una formale obiezione del Parlamento Europeo o del Consiglio. Confagricoltura ricorda che la proposta della Commissione riguardante il parziale ripristino dei dazi sulle importazioni dalla Cambogia ha coinciso con il via libera del Parlamento Europeo al nuovo accordo commerciale tra Ue e Vietnam, che prevede l’importazione a dazio zero sul mercato europeo di 80mila tonnellate di riso lavorato, semilavorato e aromatico. Una storia che continua, osserva Cenacchi, ormai rassegnato a dover impegnarsi sempre di più nella difesa del riso nostrano. —

D.M.

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