M5s all’attacco sulle discariche «Non c’è solo il Cvm Solvay»
Il consigliere Mantovani entro marzo convocherà la commissione sanità «Abbiamo censito 22 discariche legali e non. Si cominci a tenere conto dei dati»
Secondo gli attivisti del Movimento cinque stelle Ferrara deve fare i conti con le conseguenze del passato industriale, «perché non c’è solo il Cvm della Solvay ma anche altri metalli pesanti oltre i limiti in zona Est, così come anche a Cà Leona, come dimostrano i valori registrati nel 2016 da Arpa nelle acque sotterranee di quelle zone, valori superiori spesso anche a quelli della Terra dei Fuochi». E ci sarebbero da fare, dicono, anche «le analisi sul terreno dell’ex discarica di Cà Leona dove risulta che il cancerogeno Cr6 sia a livelli cinque volte superiori alla norma, e là si coltiva».
discariche legali e no
Gli attivisti hanno censito negli anni «22 discariche, legali e non» e raccolto tutti i dati su rifiuti e incidenza di tumori, e tutto ora passerà nelle mani del consigliere Tommaso Mantovani (M5s) che, come presidente della quarta commissione, entro marzo convocherà una commissione informativa con anche l’ordine dei medici con l’obiettivo ultimo di portare il Consiglio comunale all’applicazione del decreto Zolezzi.
«Noi vogliamo che finalmente si cominci a tenere conto dei dati che abbiamo raccolto – dice Mantovani – li esporremo alla prossima commissione, sperando che l’Amministrazione cominci ad attivarsi, con la chiusura di certe aree ora destinate all’agricoltura». Fra queste la zona di Casaglia, dove «nella discarica Cà Leona – dice Stefano Bulzoni, l’attivista M5s da più lungo tempo impegnato nella vicenda – le mie analisi hanno riscontrato valori di Cr6 superiori alla norma». Ma per il Comune non sono mai stati superati i valori di questo cancerogeno, e a riprova allega sul proprio sito tutte le analisi di Arpae fatte a Cà Leona fino ad aprile 2015 su campioni di acque sotterranee: i superamenti riguardano, specie fra il 2008 e il 2015, arsenico, ferro, manganese o nichel, ma mai il cromo esavalente, pure citato nel rapporto di prova di Arpae. Ma secondo gli attivisti 5s non è alle acque sotterranee che si deve guardare ma al terreno e ai cereali: «le ultime analisi ufficiali sul grano risalgono al 2009 e sono dell’Asl, condotte dal dottor Orazio Buriani», dicono Bulzoni e l’altra attivista 5s Marilena Martinucci. Nella relazione era stato misurato il cromo totale ma «come misura precauzionale – scriveva Buriani – dal momento che l’analisi standard sui cereali non precede la determinazione del cromo esavalente verrà chiesto l’assenso degli interessati all’effettuazione di un’analisi suppletiva».
A quanto pare però non essendoci un metodo certo di rilevamento del Cr6 negli alimenti «non è mai stato fatto niente» dice Martinucci. Sul tavolo di Mantovani arriveranno però le analisi che Bulzoni fece fare in un laboratorio di Gallo nel 2011 da cui emerse che «in un campione di fango di Cà Leona il valore del Cr6 era 10.4 mg/Kg (limite 2mg/Kg)», sotto il limite però quello sul grano: «ma nel terreno è superiore – dicono gli attivisti – e significa che il cancerogeno c’è». E chissà che questi inquinanti, «come il Cvm in zona Pontelagoscuro o nell’ex cava di Ponte Rigo», è la considerazione dei pentastellati anche alla luce delle ultime dichiarazioni dell’ex autista Amiu Vittorio Galletti, «non possano essere messe in relazione con gli alti tassi di tumore al colon o ai reni a Ferrara».
Giovanna Corrieri
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