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Zaia: il virus non ha colori politici siamo in guerra qui come a Roma

Il Governatore del Veneto: l’isolamento è l’unica arma che abbiamo Tanti casi? Emergono perché c’è una vasta campagna di tamponi 

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L’intervista

È stato davvero un brutto risveglio». Il governatore del Veneto, Luca Zaia è in prima linea «con i malati nel Padovano e il primo decesso». Ora - spiega «la situazione è molto più complessa: abbiamo il focolaio di Vo’ Euganeo, un secondo caso a Mira, con tre operatori sanitari contagiati e il terzo nel centro storico di Venezia. Sono tutti scollegati tra loro e stiamo ancora cercando il paziente zero».

Se poi ce ne è uno solo.

«Anche a me sembra difficile che ci sia un “fil rouge” tra questi tre focolai. Penso piuttosto che il virus sia più ubiquitario di quel che pensassimo».

E lei nel frattempo ha chiuso tutto.

«Per forza, non c’è altro da fare. Qualcuno penserà che che stiamo andando a caccia di passeri con il carro armato, ma qui siamo in guerra, dobbiamo fermare il virus».

Misure che lei, amministratore leghista, condivide con il governo.

«Lo dico e lo ripeto da settimane: il virus non ha colori politici. Siamo in guerra, in Veneto come a Roma. E al momento non c’è altro rimedio che isolare i focolai. Siccome l’unica cosa che io ho a cuore è la salute di 5 milioni di veneti, mi sono trovato costretto a prendere misure che mai avrei immaginato e mai avrei voluto. Ho chiuso scuole e università, il carnevale di Venezia, centri di aggregazione, lo sport e persino le cerimonie religiose. Ho parlato con il Patriarca a Venezia e mi ha detto che comprende».

E come l’hanno presa i cittadini?

«I veneti brontolano, ma sono gente seria. Faranno quel che serve. D’altra parte, fu la Repubblica Veneta e inventare la quarantena».

Perché tutti questi casi?

«Guardi, io ho fatto studi scientifici, sono laureato in veterinaria. So che i virus si trovano solo se li cerchi. E qui li stiamo cercando. Sul serio. Vorrei abbracciare e ringraziare ogni singolo operatore sanitario della mia regione perché in 54 mila, di cui 11.500 medici, stanno facendo un lavoro straordinario. Trevisan, per dire, sfuggiva a ogni linea guida: non aveva viaggiato, non aveva avuto contatti strani, il suo territorio sembrava indenne dal contagio. La sua morte poteva passare inosservata. C’è voluto un eccesso di zelo, e uno straordinario acume clinico, per capire che c’entrava il coronavirus. Ma così abbiamo scoperto il focolaio di Vò Euganeo. Dico insomma che probabilmente in Italia ci sono state altre morti da coronavirus che non sono state identificate come tali. E se scopriamo così tanti casi è anche perché qui, per mia ordinanza, facciamo il tampone a chiunque è ricoverato con sintomi influenzali».

Eppure non avete dato il via libera ai testi sperimentali dell’università di Padova.

«Non ne sapevo niente, l’ho scoperto leggendo i giornali. E’ stata una decisione tecnica, da quel che ho capito, perché seguiamo le linee guida dell’Oms e del ministero. D’altra parte, sa, proprio chi polemizza ora, è chi mi dava del razzista due settimane fa quando proposi la quarantena precauzionale per i bambini che rientravano dalla Cina». —

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