Ferrara resta senza eucaristia. Non accadeva dal Cinquecento
Neppure Napoleone o i terremoti avevano cancellato le celebrazioni Il precedente risale alla scomunica del duca dopo la vittoria su Venezia
LA STORIA. Neppure le invasioni napoleoniche e i due devastanti terremoti del 2012 e del 1570 erano riusciti a cancellare le messe. Per trovare un precendente al decreto del vescovo, bisogna risalire ancor più indietro, ad una sorta di scomunica papale. Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, era tosto. Quando si trovò ad affrontare un duro come papa Giulio II Della Rovere, sprizzarono scintille. Ferrara era antico feudo papale, sulla linea della eredità di Tedaldo di Canossa e poi di sua figlia Matilde. Doveva obbedienza a Roma. Ma Alfonso I aveva un temperamento tale da impedirgli di essere un fine diplomatico, preferendo l’azione, più affine al suo carattere irruento.
LA LEGA DI CAMBRAI
I nodi vennero al pettine dopo la battaglia della Polesella del 22 dicembre 1509, in cui Ferrara aveva distrutto le navi veneziane sul Po, e le carte si rimescolavano. Era una conseguenza della Guerra della Lega di Cambrai, nefasta per la Serenissima. Il conflitto nacque nell’ambito del contrasto tra Venezia e le maggiori potenze europee, cioè Impero, Francia, Napoli, il papa, Mantova, l’Ungheria e la Spagna, avversi all’espansionismo veneto, che reagiva alla perdita del predominio sulle terre d’oltremare dovuto alla forza ottomana, e alle nuove rotte americane che avevano cambiato le rotte mercantili, cercando di rafforzarsi sul territorio italiano.
Allo scopo di bloccare questa espansione era nata la Lega di Cambrai (10 dicembre 1508), che prende il nome da una città della Francia del nord. Se vincente, la Lega prometteva a Ferrara la restituzione del Polesine, territorio in parte perduto dagli Estensi in precedenza, che si allargava al possesso di Este e Montagnana. La schiacciante vittoria di Alfonso I d’Este sulla superbia veneziana e la sua ambizione preoccuparono tuttavia il papa, che temeva meno degli Estensi altri attori pur importanti, come la Francia. Voltò quindi le spalle alla Lega, che traballò, tornando a braccetto con la Serenissima, a spese di quella Ferrara che avrebbe voluto prendere nelle sue mani. Cercò quindi di valer valere la propria supremazia feudale per sottomettere Alfonso I d’Este alla sua volontà. Invano.
DUCA SCOMUNICATO
Il pontefice aveva però un’arma temibile a disposizione, per piegare il vassallo ribelle: il 9 agosto 1510 il duca ebbe la notizia della sua decadenza dal Ducato e annessa scomunica. La scomunica è una “pena canonica medicinale o censura ecclesiastica”, che esclude il fedele dalla Eucarestia, dalla messa, dai sacramenti. Il provvedimento fu reso pubblico in città solo il 14 settembre. Frizzi narra che «si chiusero i sacri luoghi, cessarono i divini uffizi, tacquero le campane, e i morti si seppellirono in luogo profano. Si fecero però di quando in quando alcune funzioni nelle Chiese, ma a porte chiuse». Tutta Ferrara rimase sbigottita dalle conseguenze della scomunica sulla vita quotidiana. Rischiavano la salvezza delle anime. La regina esule di Napoli, Isabella d’Aragona, ospite a Ferrara, ottenne la grazia dalla scomunica ed ebbe accesso ai sacramenti.
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L'ACCORDO MANCATO
I sacerdoti non poterono che obbedire al pontefice, che continuò la sua lotta contro gli Estensi pervicacemente. Nel 1513 il duca cercò un accordo. Il papa promise ad Alfonso I la città di Asti purché lasciasse Ferrara, ma le sue condizioni erano talmente dure che il duca le rifiutò, dovendo però fuggire in fretta da Roma (Ariosto al seguito), dove si era recato a chiedere il perdono, per non soccombere all’ira di Giulio II. Qualche mese dopo il papa s’ammalò. Pare che le sue ultime parole fossero una invettiva contro Alfonso: morì la notte tra il 21 ed il 22 febbraio 1513. Per ottenere la revoca della scomunica, e il ritorno alla normalità, si dovette quindi attendere il conclave, che elesse il 9 marzo il nuovo pontefice, Leone X de’ Medici. Che sua volta, dopo avere favorito Ferrara, tornò a scomunicarne il signore con un monitorio di scomunica ed interdetto, nel 1521. Con le stesse conseguenze già sperimentate. Stavolta accadde per motivi di potere territoriale, quale il recupero da parte degli Estensi, spossessati dai Medici della Garfagnana, di Finale Emilia e di San Felice sul Panaro, che il papa aveva donato ai Pio. Anche Clemente VIII Aldobrandini scomunicò gli Este e Ferrara nel 1597, dopo la morte senza eredi legittimi di Alfonso II, per fiaccare la resistenza della città e convincere il possibile nuovo duca Cesare d’Este ad abbandonarla, cosa che egli fece. Non aveva certo la stoffa del combattente. —
Micaela Torboli
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