«Una nuova sinistra è fattibile Ma il Pd deve cambiare»
Il manifesto appello di 53 ferraresi impegnati a ricostruire una fase politica «I dem si sono resi responsabili del distacco dalla gente. Serve una svolta»
«Siamo persone di sinistra che hanno contribuito alla vittoria di Stefano Bonaccini nelle elezioni del 26 gennaio in Emilia-Romagna».
Inizia così una lunga presa di posizione-manifesto, firmata da 53 esponenti della sinistra ferrarese.
«La destra egemonizzata dall’aggressività di Matteo Salvini è stata sconfitta. È un risultato importante che va considerato non un arrivo, ma un punto di partenza per innovare contenuti e personale politico e amministrativo. Se non si procede con coerenza su questa strada – si legge nella nota dei 53 – si sarà trattato solo di un rinvio di una sconfitta più generale ad opera di una destra che resta forte e pericolosa nella nostra regione e nel Paese».
«La cosa peggiore per la sinistra – si legge ancora – non è perdere le elezioni, ma perdersi. Il Pd annuncia un congresso nazionale di cambiamento radicale. Cosa vuol dire? C’è la consapevolezza che alle spalle di questo proposito ambizioso c’è una lunga sequenza di sconfitte, delusioni, occasioni mancate? C’è la consapevolezza che bisogna fare sul serio se non si vuole seppellire per molto tempo nelle menti e nei cuori una ragionevole speranza di nuova vita a sinistra?».
«Radicale è la sostanza del compito che ci sta davanti in Italia ed in Europa. È indispensabile mettere il Paese in condizioni di completare la sua europeizzazione ed è necessario rilanciare un’Europa in cui la coesione sociale si regga sul rispetto dell’eguaglianza dei diritti e dei doveri, della solidarietà sociale e delle libertà delle persone. E per fare questo è prioritario riscoprire la politica come un’impresa collettiva che metta fine alla frustrazione delle solitudini di massa». Sono stati compiuti errori – dicono ancora i 53 – gravi in questi anni a sinistra, ma capire gli errori compiuti non è sufficiente se questa comprensione resta passiva, ossia se non è accompagnata da una persuasione che si concretizzi in un rinnovato protagonismo creativo, fattivo, appassionato.
In estrema sintesi la domanda che assilla i firmatari è questa: come si ri-motiva un impegno, una militanza politica e morale adeguata ai tempi nuovi in cui viviamo?
«Non certo - rispondono - ripetendo stancamente elenchi di obiettivi e buone intenzioni. Una nuova politica della sinistra non si fa strada da sé, per pura autoevidenza. Ogni vera innovazione richiede la modificazione di tutti i termini e dei loro rapporti reciproci: progetto culturale e valoriale; programma politico e sociale; modello di organizzazione; formazione e selezione di un nuovo personale politico competente e credibile. Se l’intenzione manifestata dal Pd di aprirsi è sincera, bisogna sapere che non sarà un’operazione indolore per le nomenclature e gli apparati che nei territori sono stati responsabili in questi anni del distacco e della lontananza dalle questioni brucianti che hanno interessato larghi strati popolari e di ceto medio: il lavoro; la crescita e la sua sostenibilità; la sicurezza e la vivibilità delle città». —
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