L’impianto per i fanghi sarà meno impattante «Niente cattivi odori»
PORTOverrara. Potrebbe essere destinato a cambiare il progetto dell’impianto, finalizzato alla produzione di fertilizzanti riciclando fanghi di depurazione, che si pensava di realizzare a Portoverrara.
Se n’è parlato qualche sera fa a Baricella nel corso dell’incontro intitolato “I fanghi di depurazione in agricoltura: problema o opportunità?”, a cui hanno partecipato alcuni comitati No Fanghi, tra cui quello attivo tra Portomaggiore, Ostellato e Argenta.
progetto superato
Alla serata era presente anche Paolo Ceccardi, presidente del Centro Agricoltura Ambiente di Crevalcore, la realtà che aveva avanzato l’idea della costruzione dell’impianto.
Incalzato da Giovanni Tavassi, membro del Comitato No Fanghi e consigliere comunale portuense, Ceccardi ha riportato l’importante novità. «Per quanto riguarda Portomaggiore – ha detto – pensiamo a qualcos’altro. Ci siamo fermati perché quel tipo d’impianto, diciamo così, sta per essere superato da altri tipi d’impianto. Ora si sta pensando a una centrale interamente coperta e sottovuoto con un filtro, in modo da eliminare qualsiasi possibilità di produzione di cattivi odori». Ceccardi ha aggiunto che «anche noi stiamo, in progress, migliorando perché crediamo che un’attività di questo tipo sia importante, come del resto è importante anche per fare delle operazioni per quello che riguarda l’ambiente. La nostra azienda si è sempre comportata in questo modo e lo sta facendo».
la procedura di VIA
Resta il fatto che, come ha anticipato lo stesso Ceccardi, per l’impianto sperimentale di Portoverrara i promotori presenteranno una specifica richiesta di Via (Valutazione d’impatto ambientale). Possibile, inoltre, che a regime la centrale lavorerà quantitativi di fanghi ridotti rispetto a quelle che erano le prospettive fin qui avanzate.
Rimane alta comunque l’attenzione dei comitati, come è stato confermato l’altra sera a Baricella, sui cattivi odori che emanano impianti di quel tipo, sui limiti del decreto Genova che ne ampliò le capacità di intervento, e sulle produzioni biologiche vicine alle zone di spandimento dei fertilizzanti. «Abbiamo sentito tante belle parole – ha detto Tavassi – su quanto i fanghi facciano bene all’agricoltura e all’economia circolare, ma se sullo spargimento nei campi l’unico controllore è la ditta stessa, allora decade tutto». —
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