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Paletti sulle nozze a Ferrara: ma i promessi sposi vogliono per forza l’amico di Codogno

Alessandra Mura
Paletti sulle nozze a Ferrara: ma i promessi sposi vogliono per forza l’amico di Codogno

Stretta sugli invitati: in municipio solo pochi intimi. Occhio alla provenienza degli ospiti, ma una coppia non ci sta

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FERRARA. L’amore ai tempi del Coronavirus fa litigare gli sposi con il Comune di Ferrara. Se molte coppie sono rimaste spiazzate dalle disposizioni ministeriali e regionali che impongono la riduzione delle persone presenti alla cerimonia, in un caso si è sfiorata una vera e propria “crisi diplomatica”, che ha reso necessario, da parte dell’amministrazione, mettere le regole nero su bianco per convincere i riottosi nubendi a rispettare le misure anticontagio; misure che non sospendono i matrimoni ma ammettono nella sala delle celebrazioni solo i testimoni e i parenti stretti.

È successo infatti che gli addetti dell’Ufficio matrimoni sono sobbalzati sulla sedia quando si sono accorti che l’amico-interprete invitato alle nozze di una coppia, e incaricato di tradurre le formule di rito a beneficio del coniuge straniero, era residente a Codogno, nel cuore del focolaio lombardo. Le nozze in questione sono programmate per la prima settimana di marzo, così di fronte alle obiezioni dei funzionari comunali, gli sposi hanno risposto candidamente che non ci sarebbero stati problemi, perché il loro amico stava bene e avrebbe fatto di tutto per essere presente. Peccato però che gli spostamenti per chi risiede nella zona rossa siano proibiti, e risulta molto difficile immaginare che le restrizioni nel Lodigiano possano allentarsi nell’arco di una decina di giorni. Niente da fare, gli sposi si sono dichiarati certi che il loro amico avrebbe trovato il modo di raggiungere Ferrara, essendo in buona salute. Di parere opposto il Comune, che si è visto costretto a frenare l’ottimismo degli sposi con un’indicazione ufficiale scritta, per tutelare la salute pubblica e dei dipendenti, con buona pace della coppia che dovrà trovare un altro interprete.


Documento redatto anche per fare scudo alle obiezioni di molte altre coppie a dir poco contrariate - anche comprensibilmente - dal drastico giro di vite circa le persone ammesse alla cerimonia, un taglio che ha scombinato i loro programmi innescando una immaginabile sequela di imbarazzi, bronci, delusioni. Insomma, il giorno più bello trasformato in un estenuante esercizio di equilibrismo per le coppie in procinto di sposarsi: per la precisione nove, da qui all’8 marzo, su14 pubblicazioni complessive.

Gli sposi più agguerriti hanno provato così a respingere le richieste comunali dovute all’ordinanza, obiettando che in assenza di un divieto scritto avrebbero dato libero accesso a tutti i loro invitati. [Da qui allora la decisione del Comune di mettere a sua volta nero su bianco le disposizioni già contenute nell’ordinanza emanata dal Ministero della Salute d’intesa con la Regione per contenere e gestire l’emergenza epidemiologica.


«Considerato che l’ufficio matrimoni e Servizi demografici ha chiesto ai nubendi, in linea con le raccomandazioni anche dell’Arcidiocesi di Ferrara, si accedere alla sala celebrazioni solo con i testimoni e i parenti stretti, e ha ricevuto come riposta che se non c’è un divieto scritto accederanno tutti gli invitati» - si legge nel documento del Comune - «E considerato inoltre che uno degli invitati dei matrimoni programmati nel periodo di durata delle misure urgenti è residente a Codogno, e che secondo i nubendi farà di tutto per presenziare “perché sta bene”», per scongiurare «i rischio di danno biologico per gli operatori», si decide di «invitare gli sposi a circoscrivere la partecipazione ai soli testimoni e parenti stretti» così come «l’accesso alle persone residenti e domiciliate nelle zone di diffusione e circolazione del Covid-19, è soggetto alle disposizioni delle ordinanze». A restare, ospite ingombrante e non invitato, è lo spettro del Coronavirus. —

Alessandra Mura

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