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Quattro nuovi ricoverati a Cona, preoccupano gli anestesisti fermati

Stefano Ciervo
Quattro nuovi ricoverati a Cona, preoccupano gli anestesisti fermati

Cinque specialisti in quarantena, Di Ruscio (S.Anna): speriamo di recuperarli presto, in caso contrario avremo problemi

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FERRARA. Sale il numero dei ferraresi presi in carico da Asl e Sant’Anna per l’emergenza Coronavirus, con quattro ricoveri ospedalieri ma senza casi di positività al test: così Ferrara resta fuori dal novero delle province emiliane “contagiate”, che si è arricchito di tre casi da chiarire a Rimini. L’estensione della sorveglianza anche a pazienti senza sintomi significativi, ma considerati a rischio per contatti e frequentazioni recenti, rischia però di mandare comunque in affanno il sistema sanitario ferrarese, visto che tra di loro c’è una nutrita percentuale di medici, infermieri e oss. Preoccupa, in particolare, il blocco di cinque anestesisti dell’ospedale di Cona. Calano nel contempo in maniera abbastanza significativa gli accessi al Pronto soccorso, per effetti evidentemente degli inviti dei sanitari a chi presenta sintomi compatibili con il Covid-19, ma probabilmente pure del timore di contagio.

La coperta corta

Ieri non si sono aggiunti altri sanitari alla lista di quelli “appiedati” martedì, tutti appartenenti all’organico di Cona. Si tratta di 15 professionisti finiti nel novero dei possibili contagiati a causa della frequenza da parte di uno solo di loro di un corso di formazione professionale a Piacenza, nei giorni scorsi, tenuto da un medico poi risultato positivo. Questi professionisti sono a casa, in quarantena che dovrebbe durare teoricamente per 14 giorni, «ma non disperiamo di poterli riavere al lavoro prima: c’è un secondo test a fine settimana...» tocca ferro il direttore sanitario del S. Anna, Eugenio Di Ruscio. In particolare, rischia di andare in difficoltà l’organizzazione degli anestesisti, con 5 professionisti su 58 fuori causa: «Sul breve periodo possiamo far fronte al problema, è chiaro – ragiona Di Ruscio – che nessuna organizzazione può reggere a lungo una situazione del genere». Le precauzioni richieste in questi giorni ai pazienti negli accessi alle strutture sanitarie, è il caso di ricordarlo, sono funzionali anche a preservare il più possibile medici e infermieri da potenziali contagi e, ancor di più, da quarantene.

L’aggiornamento

Gli aggiornamenti giornalieri da parte delle due aziende sanitarie riportano l’andamento fino alle 16 di ieri, e segnalano in particolare quattro nuovi ricoveri a Cona di casi “sospetti” con sintomi abbastanza importanti, tanto da suggerire per tutti l’effettuazione del tampone: i risultati si sapranno nelle prossime ore. Tre esami effettuati nei giorni scorsi hanno dato esito negativo. Per quanto riguarda l’attività degli ospedali della provincia, sono state prese in carico altre 7 persone, delle quali 4 sono in isolamento domiciliare e sorveglianza attiva, e 3 in contatto telefonico senza isolamento. In nessun caso si è ritenuto necessario effettuare un tampone. Il totale delle persone prese in carico dall’Asl è quindi di 42 persone.

Si è completata l’organizzazione di accoglienza negli ospedali ferraresi per i pazienti con sintomi: a Cento è stata infatti aperto un modulo provvisorio per il triage, a fianco della camera calda.

Spettacolare il crollo degli accessi ai Pronti soccorso: a Cona dai 465 del periodo 15-18 febbraio ai 350 del 22-25 febbraio (-32%); nel Delta si è passati da 304 a 215 accessi, a Cento da 254 a 196 e ad Argenta da 176 a 127.

Sulle tracce

Aveva suscitato un po’ di apprensione a livello regionale la notizia un cluster di tre contagiati a Rimini, il proprietario di un ristorante, un suo dipendente e un avventore. «C’è una pista molto consistente che lega questi casi al focolaio del basso Lodigiano, ci sono persone che hanno frequentazione da quella zona e dalla provincia di Padova e che sono state nell’esercizio commerciale» ha reso noto l’assessore regionale Sergio Venturi; il tutto andrà confermato, per il momento nessuna restrizione particolare nel Riminese. Intanto un paziente “scappato” da Codogno si è rivolto all’ospedale di Piacenza ed ora è ricoverato. La buona notizia della giornata è il parto di una donna lodigiana, positiva al Coronavirus, a Piacenza: un’operazione’blindatà con l’équipe medica pronta a intervenire nel caso il neonato fosse risultato positivo. Le misure di protezione e precauzione, però, non sono servite, perché il bambino è risultato negativo al test.

A livello statistico, in Emilia Romagna siamo a 47 casi positivi (28 a Piacenza, 8 a Parma, 8 a Modena e appunto 3 a Rimini), a fronte di quasi 630 test tampone. «Continuamo a non avere elementi per parlare di un focolaio in Emilia Romagna» ha concluso l’assessore. —

Stefano Ciervo

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