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Spritz e pizzette, la movida esorcizza la paura: «Qui nessuno si farà condizionare la vita»

Marco Nagliati
Spritz e pizzette, la movida esorcizza la paura: «Qui nessuno si farà condizionare la vita»

Viaggio tra i locali del centro di Ferrara dove la serata scorre con i ritmi di sempre tra un bicchiere, un po’ di musica e un sorriso 

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FERRARA. L’aperitivo ai tempi del Coronavirus è uno spritz per esorcizzare il diaul. Una sfida alla paura tra sampietrini e locali, un calice alzato all’ombra austera del duomo. La movida in salsa cittadina è slalom tra le vie ed i luoghi del centro di Ferrara che rimangono frequentati e non rimandano il sapore della preoccupazione: la serata scorre forse meno adrenalinica del solito, di certo sotto i lampioni e con lo sguardo attento del Savonarola non alberga l’ansia.


Il triangolo delle Bermuda è via Adelardi: qui un’ipotetica idea del contagio affonda tra i sorrisi e le chiacchiere. La serata profuma di primavera, lo spazio è un concetto dell’anima. Nel budello del vicolo convivono gomito a gomito Al Brindisi e Osteria 2 Gobbi. Umanità stretta stretta, in piedi: una “paglia”, un sorso. Una parola, un calice. C’è massa, eterogenea. Si passa fendendola di “taglio”. Tavolini all’aperto occupati, soprattutto tantissima gioventù in piedi con bicchieri di plastica. I vuoti dimorano temporaneamente sul basamento del duomo. Il bancone è preso d’assalto. «Siamo consapevoli di quello che sta accadendo - spiega Luca - non siamo fuori dal mondo. Però rimaniamo sereni: la prevenzione ci sta, ma non vogliamo che ci condizioni troppo la vita».

L’universo parallelo è via Mayr, anche qui rettilineo che affastella diversi e ben frequentati locali. Il Rosafante ha i bracieri accesi e due ragazze in jeans che chiacchierano fitto-fitto. Sotto i tendoni rossi dell’XI Comandamento la serata scorre soft. Più avanti nella Famiglia del Messisbugo atmosfera da focolare animata dal maxi schermo. Drink e cannucce emergono ad ogni apri e chiudi della porta: «Sento un senso di libertà - racconta Michela - e non rinuncio al rito dell’aperitivo. È easy. La conversazione cambia spesso e non sono costretta a rimanere seduta».


Al Leon d’Oro, protetti dal tendone riscaldato, brillano anche bottiglie di spumante in ghiaccio. Clientela più matura. Spicca, sul marciapiede fronte tavoli, un annuncio: “Aperitime in porzioni singole con snack assortiti”. Ovvero, d’ora in poi, niente buffet libero sul bancone. «Sì, forniamo ciotole ad ogni singola persona - spiega la titolare Maria Pia Paganelli -: tutto personalizzato e protetto. Avevo notato che il buffet accessibile a tutti stava generando un po’ d’ansia, così siamo più sereni. I clienti apprezzano». Non solo: camerieri e baristi indossano guanti. Le attrezzature sono igienizzate ad alte temperature.

Da Foggy Mug c’è Michele, che danza tra il bancone e i tavoli interni: «Nonostante la vox populi sia quella dell’allarmismo, la realtà è diversa. Non c’è paura e la gente esce come prima». La serata è comunque “sedata”. Non ci sono schiamazzi che solitamente si associano all’esuberanza universitaria. Forse perché, con gli Atenei chiusi, molti studenti sono tornati a casa. Epperò, il rovescio della medaglia: i ragazzi appena maggiorenni degli istituti superiori, non avendo obblighi di studio o di levataccia mattutina per recarsi a scuola, sono rimasti saldi a “presidiare” il territorio. C’è vento giovane al Tiffany, tavolini ben assortiti. En plein air... Baveri delle giacche rialzati, qualche cappellino tattico per proteggersi dall’umidità che inizia a colpire. Spritz che gorgogliano, qualche calice di rosso che scalda. Qui il buffet è libero. Da Bazzi e Coloniali il panorama muta un filo: tutti dentro. Aria ovattata, discorsi sottovoce. Altra location, okay, ma parimenti lo spirito del Coronavirus non ha cittadinanza.


In lontananza l’eco di una chitarra elettrica che pizzica l’aria. Sotto il volto del Cavallo un ragazzo suona Hotel California. Qualche giravolta più in là, invece, dalle casse viene pompata musica “danzerina”. Si amalgama col chiacchiericcio dal sapor fine giornata. Metto il punto e mi diverto. Tra Duca d’Este e Osteria i Quattro Angeli c’è “mossa”. Una birra spinata e un tramezzino (a buffet libero) viaggiano che è un piacere sotto la distesa. «In questo momento il lavoro è più o meno lo stesso - dice Giuliano Braga -: non abbiamo avvertito un calo delle presenze. Diciamo che mancano gli universitari, ci sono più ragazzi ferraresi».

«Questo per noi è un punto di ritrovo - fa presente sovrastando la musica Alessia - e non c’è motivo per cui ci si debba murare in casa».

Il Centro Storico si presenta allo sguardo tra i locali più affollati. Protetti da una distesa esterna, ben avvolta nei teloni di plastica, gli avventori occupano sgabelli e tavolini. È un costante via vai dentro-fuori per riempire piattini. Dentro echeggiano risate. C’è una mamma con neonato che sgambetta. Sara Saieva è indaffarata al banco ma due parole le spende volentieri: «Pensavo peggio, invece si lavora. Anzi, forse anche qualcosa in più rispetto alla scorsa settimana. Il fatto che le scuole sono chiuse ha permesso a molti ragazzi di rimanere fuori più del solito».


Gironzolando tra i vicoli di Ferrara vecchia, inevitabile la svolta in via Bersaglieri del Po. Il Perbacco Café ha buffet su vassoi posti all’esterno. In un tavolinetto all’angolo si parla di Colli Euganei: nessun riferimento al virus, bensì a interessanti terme da frequentare. Al Maracaibo più ragazzi all’esterno che dentro. Incapucciati ma con drink d’ordinanza. Sul tavolino cestino e piattino: ad ognuno il suo. Patatine e pizzetta. «Stare qui è un modo per festeggiare a basso costo - racconta Giuliano -: sia che la giornata sia stata buona o pessima. Non vedo proprio il motivo per cui dovrei chiudermi in casa e rinunciare. Mi rilasso e se dovessero limitare ancora di più la mia libertà sarebbe un bel problema». La movida è così, un variegato pulsare alla vita. Il “popolo” è un mix di giovani e adulti, combattivi nel non piegarsi a quel diavolo di virus. —

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