Tentata estorsione a don Margutti Condannato a due anni
L’imputato aveva denunciato il prete per molestie al figlio Il sacerdote, deceduto tre anni fa, venne assolto in appello
È stato condannato a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di don Andrea Margutti, sacerdote sospeso a divinis e deceduto tre anni fa. Damien Mitrovic, il condannato, è stato riconosciuto colpevole dal tribunale di Ferrara di aver minacciato di diffamare e denunciare per pedofilia don Margutti, qualora non gli avesse intestato il piano inferiore di un’abitazione, dove il serbo viveva con la sua famiglia, ospite del prete.
la sentenza
L’imputato è stato invece assolto dal reato di calunnia. La sentenza è stata firmata dal giudice Giulia Caucci ed è solo l’ultima puntata giudiziaria di una vicenda che va avanti dall 2012. La pubblica accusa, rappresentata in aula da Elisa Bovi, con il pm Ciro Savino aveva a suo tempo chiesto l’archiviazione per Mitrovic ma il giudice Piera Tassoni ne aveva disposto l’imputazione coatta: da qui il processo.
la denuncia
Mitrovic denunciò il prete con l’accusa di aver molestato sessualmente il figlio minore durante la sua festa di compleanno nel giardino di casa Margutti, presenti almeno una ventina di persone. Don Margutti fu condannato in primo grado e poi assolto dalla Corte d’appello di Bologna per insussistenza del fatto.
«Una vicenda allucinante, un vero e proprio incubo per il sacerdote, deceduto tre anni fa dopo che non era riuscito, causa sospensioni e rinvii dell’udienza, neppure a terminare la sua drammatica deposizione - commenta Claudio Maruzzi, che ha mantenuto assieme alla collega Simona Totaro il mandato difensivo -. Ho voluto onorare la memoria del sacerdote, ricordo che il suo più grande dolore fu la sospensione a divinis decisa dal vescovo dell’epoca (mons. Luigi Negri; ndr) dopo la condanna, che ritenne di non riabilitarlo neppure dopo l’assoluzione. Questa sentenza restituisce dignità alla memoria di don Andrea Margutti».
Più sintetico il commento del difensore di Mitrovic: «Attendiamo di leggere le motivazioni - dice Giovanni Montalto - visto che non è stata riconosciuta la calunnia. Siamo però orientati a presentare ricorso in appello». —
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