Una sola comitiva in tutta la settimana: crolla il turismo, Ferrara chiede aiuto
Federalberghi: metà marzo è perduto, -70% in primavera. Govoni (Annunziata): peggio di Torri gemelle e terremoto
FERRARA. Il turismo a Ferrara, città d’arte che sta entrando nel pieno del periodo clou dell’anno, non è rallentato a causa del Coronavirus: si è letteralmente fermato. «In tutta questa settimana abbiamo avuto una sola comitiva in visita, un gruppo di tedeschi» racconta sbigottita Virna Comini, guida storica della città. E il sistema degli alberghi lamenta un crollo nell’ordine del 70-80% delle prenotazioni, «la prima metà dell’anno è sostanzialmente persa» dice Nicola Scolamacchia, presidente di Federalberghi. Così ieri mattina, al tavolo comunale allestito dall’assessore Matteo Fornasini, gli operatori del settore hanno chiesto aiuti immediati per sostenere questa fase di vuoto, oltre che la riapertura di mostre e musei a partire dalla prossima settimana.
Mai visto
Il tavolo di turismo e commercio, al quale erano presenti anche Paolo Govoni e Mauro Giannattasio (Camera di commercio) si è velocemente trasformato in uno sfogatoio. «Il nostro quotidiano è pazzesco, non squilla il telefono, arrivano solo cancellazioni e non mi vergogno a dire che questa sera ho l’albergo vuoto - dice Zeno Govoni, titolare dell’Annunziata e vicepresidente di Visit Ferrara - In tre giorni ho perso 40mila euro, la velocità e l’intensità di questa crisi non sono paragonabili a situazioni vissute in passato, Torri gemelle o sisma. E poi ci facciamo la guerra tra noi italiani: oggi ho ricevuto una disdetta da un gruppo di sardi che motivavano con il fatto di dover fare la quarantena, al ritorno. Assurdo».
La lista di Scolamacchia è sufficiente per capire quale siano le difficoltà del settore ricettivo: «Dunque, ci sono i musei chiusi, il Carnevale di Cento è bloccato e le fiere sono rinviate. Eventi come Cosmoprof di Bologna e Sealogy riempiono gli alberghi in città come la nostra. Fino a metà marzo, poi, per legge nazionale, sono ferme le gite scolastiche. Per alcuni giorni le imprese ricettive riescono a tenere botta, non certo per settimane. Già da giorni, la “botta” dell’ordinanza l’abbiamo sentita subito lunedì, ci sono albergatori che progettano di chiudere alcune settimane, avanti di questo passo». Stiamo parlando, fa presente il presidente di Federalberghi, di un settore che solo per quanto riguarda le città d’arte di Ferrara e Cento, dà lavoro a 5-600 addetti diretti, più l’indotto.
L’onda lunga
Sì, perché gli albergatori fanno presente che «in prima fila ci siamo noi, abbiamo risentito subito della situazione, ma di seguito arriveranno i ristoranti, i negozi e poi, il mese prossimo, i fornitori» è Govoni a ricostruire la catena del disagio. E l’onda lunga dell’emergenza di questi giorni rischia di essere davvero interminabile, se è vero che «abbiamo ricevuto cancellazioni di gruppi prenotati... fino all’8 giugno» testimonia Comini.
Le azioni
Gli albergatori avanzano richieste molto concrete, «ormai sono diversi i tavoli istituzionali ai quali abbiamo partecipato, e più o meno le cose sono le stesse - recita Scolamacchia - Agli amministratori locali chiediamo di posporre i pagamenti di tasse e bollette, perché ci sono problemi immediati di liquidità. Poi servono gli ammortizzatori sociali». C’è chi spera più nella banche («si sono dimostrate più rapide, per le richieste degli ammortizzatori l’iter è lungo» aggiunge Govoni). Tutti gli operatori turistici sono però concordi nel ritenere indispensabile «la riapertura dei luoghi della cultura, a partire dai musei, il più presto possibile». Le guide sono rimaste senza lavoro dalla sera alla mattina, e per recuperare la normalità servirà tempo: intanto però bisogna prendere la direzione giusta, sottolineano tutti gli operatori. —
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