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Emergenza coronavirus a Ferrara
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Finito l’isolamento di medici e infermieri a Ferrara, i 14 dipendenti tornano al lavoro a Cona

L'ospedale Sant'Anna a Cona
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L'ospedale Sant'Anna a Cona

Solo il professionista che era stato a Piacenza proseguirà la quarantena fino al 5 marzo. Incontro tra sindacati e aziende: «Seguiti tutti i protocolli»

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FERRARA. Potranno rientrare in servizio i dipendenti dell’ospedale Sant’Anna di Cona, tra medici e personale sanitario, che si trovavano in quarantena domiciliare precauzionale. Dei 15 professionisti posti in isolamento, quattordici potranno già tornare al lavoro, mentre il medico che aveva preso parte al corso di Piacenza dovrà proseguire, come da protocollo, l’isolamento domiciliare fino al quattordicesimo giorno, 5 marzo compreso, in quanto classificato come “contatto stretto”. È quanto ha disposto il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Asl di Ferrara, un aggiornamento che di fatto mette fine alla “emergenza nell’emergenza” innescata dalla necessità di allontanare dal servizio 15 dipendenti dell’ospedale di Cona.

Asl e Sant’Anna peraltro hanno incontrato in questi giorni i sindacati per fare il punto sulla gestione dell’emergenza Coronavirus. «È stata predisposta fin da subito una procedura interaziendale per la gestione dei casi sospetti, seguita da ulteriori istruzioni operative specifiche per le diverse strutture e servizi», riportano Cgil, Cisl e Uil della Funzione Pubblica, sottolineando «l’importanza della diffusione e condivisione con tutti i dipendenti». Indicazioni precise sono state fornite «sull’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale e le norme igieniche da adottare, a cominciare dalla misura semplice ma fondamentale del lavaggio delle mani. Ci hanno garantito che nelle prossime ore verranno distribuite a tutte le strutture e servizi sanitari ulteriori dotazioni di dispositivi di protezione individuale (le mascherine) grazie a un intervento della Regione Emilia Romagna». I sindacati si sono detti soddisfatti dell’esito degli incontri: «Sono state adottate tutte le misure di sicurezza previste dall’Istituto superiore della Sanità e dalle direttive regionali», così come «sono state recepite dalle aziende le indicazioni ministeriali e regionali a tutela delle possibili assenze degli operatori in caso di difficoltà nella gestione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro conseguenti alle direttive assunte per il contenimento del rischio di contagio». —

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