Pd: il nuovo regolamento Erp discrimina giovani e stranieri
Modonesi: distorsioni nei punteggi che inficiano l’equità sociale da preservare Troppi punti alla residenzialità non si tiene conto del disagio
In vista del prossimo Consiglio comunale il gruppo consiliare del Partito democratico si appresta a presentare un emendamento al nuovo regolamento per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica (Erp): alcune distorsioni nei punteggi, dicono, rischiano di creare discriminazioni su alcune fette della popolazione; e tutto questo, ne è convinto il Pd, dipende da un mancato confronto e ragionamento fra i consiglieri, e con i sindacati, che aveva tutto il tempo di essere condotto. «Ma che ha conosciuto – dice il consigliere Aldo Modonesi (Pd) – la ferma opposizione della maggioranza: meno slogan e più dialogo sarebbe servito nella gestione di questo regolamento».
troppa residenzialità
Prima di tutto, dice il Pd, «i punti assegnati per la residenzialità sono sproporzionati e vanno ad intaccare l’equità sociale che questo regolamento vorrebbe garantire». A riprova si fa un esempio: «prendiamo il caso – dice il segretario comunale Nicola Minelli – di un single di 66 anni, nato e residente a Ferrara, con un Isee di 17mila euro e quello di una coppia under 40, residente a Ferrara da 12 anni, con disagio sociale, Isee di 6mila euro, e attualmente alloggiata in un’abitazione malsana. Il primo ottiene con il nuovo regolamento 42 punti, con 33 di residenzialità, e la coppia solo 31». E così contro la residenzialità nulla può, dice il Pd, non un Isee più basso, non la presenza di disagio sociale, e non si agevolano i giovani, non si rende la città attrattiva per loro.
L’impossidenza
Un altro problema lo solleva il consigliere Colaiacovo: «per certi versi il nuovo regolamento è inapplicabile: per esempio relativamente al requisito dell’impossidenza. Per come è scritto il regolamento sembra che chi richiede l’alloggio debba dimostrare di non possedere immobili non solo in Italia. Sembra che debba andare in ogni ambasciata del mondo per ottenere il certificato che lo attesti, e questo sarebbe un prerequisito. Sarebbe meglio fare come ha stabilito la regione: il richiedente presenta l’Isee e un’autocertificazione, che il comune può eventualmente verificare».
«Si tratta di disfunzioni – aggiunge la consigliera Marescotti – determinate da una scarsa valutazione, che è il limite di quando le persone non si danno l’opportunità di confrontarsi con le altre parti in causa, e così rimane un’operazione di palazzo perché tagli il confronto con chi pensi che ragioni diversamente da te». —
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