Caveduri va in pensione dopo 45 anni di cinema
Il decano dei gestori delle sale ferraresi lascia l’attività iniziata nel 1975 Dalla Sala Estense all’Uci, un protagonista della storia culturale della città
La vita è come un lungo film. Dopo 45 anni, passati a gestire programmazioni cinematografiche, va in pensione Gabriele Caveduri. Da oggi non lo vedremo più a Uci-Cinemas, la multisala che dalla fondazione, oltre 15 anni fa, è stata la sua ultima tappa di una carriera vissuta tra locandine, pellicole, borderò e tanti festival del cinema, passando per le innovazioni dal dolby stereo, al digital.
Rassegne e locandine
Degno erede di Antonio Azzalli, dire Caveduri a Ferrara equivale a dire cinema. Sì, perché riavvolgendo come in un film la pellicola del tempo, bisogno andare a ritroso fino al 1975 per scoprire i primi passi di Lele nel mondo delle sale cinematografiche.
A vent’anni, capelli lunghi, baffetti alla D’Artagnan, l’immancabile eskimo sopra una maglietta con lo stemma a piacere di anarchia o sole che ride, Caveduri era il responsabile del circolo Arci “Paolo Rossi”. Capitava di vederlo attaccare le locandine davanti alla Sala Estense, con le rassegne di cinema molte impegnate, quelle con i sottotitoli in cecoslovacco per dirla alla Paolo Villaggio.
Pochi anni dopo, entra in sintonia con il gestore del Manzoni, il mercoledì diventa la serata dedicata al cinema d’essai che riscuote subito un buon successo tra i cinefili, anche perché il programma manzoniano era meno di nicchia e più digeribile rispetto al menù in salsa majakovskijana della Sala Estense.
IL fenomeno Manzoni
Nel 1982, reso indimenticabile da un altro Paolo Rossi, il grande balzo con Caveduri che diventa socio del cinema Manzoni, coronando così un sogno che aveva fin da ragazzo. Ed ecco che il cinema di via Mortara con la nuova sapiente gestione diventa per quasi un trentennio il punto di riferimento nel panorama ferrarese. Viene abolita la seconda visione, con l’avvento delle video cassette, e c’è una scelta precisa dei film in uscita.
Caveduri in quegli anni riesce a calibrare bene l’aspetto economico e quello della qualità del film, non a caso sarà proprio il Manzoni ventisei anni dopo l’ultima monosala a capitolare per l’effetto della multisala di Darsena, con Caveduri nel singolare ruolo di vittima e carnefice allo stesso tempo. Nel 1985 diventa socio anche del Rivoli di via Boccaleone, ma resta il Manzoni il suo quartiere generale, dove negli anni, conquista e fidelizza una clientela di più generazioni.
«Stasera? Si va al Manzo» era un po’ diventato lo slogan per molte compagnie di giovani in un’epoca in cui non c’era il debordare di internet e dei social e la sala cinematografica era uno dei luoghi più belli di aggregazioni anche perché dopo il film si andava in un locale a commentarlo.
Da Moretti a Wenders
Furono anni di rassegne e anteprime alla presenza dei più bei nomi dei cinema italiano e internazionale: da Moretti a Wenders. Nel 2004 arriva poi l’offerta di Roberto Mascellani e del gruppo Cinestar, diventare direttore della nuova multisala di Darsena City. Nonostante sia finito nel regno del cinema commerciale, Caveduri è riuscito lo stesso a ricavare una nicchia per il film d’essai. Nel frattempo con gli amici dell’Arci, Bobo Roversi e Massimo Maisto, negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, diventa socio dell’operazione Apollo nella gestione tra il 2006 e il 2013 e di alcune sale in provincia: Codigoro, Ostellato, Bondeno, Argenta, sperimentando anche il Drive in estivo.
Il film di Teti
Si chiama “Inseguendo il cinema che spacca i cuori”. Un titolo forte, aperto alle emozioni e a una passione vera, travolgente, per la settima arte. Un film che vede come protagonista ed io narrante proprio Gabriele Caveduri. Documentario questa opera prima nel lungometraggio dei registi Vitaliano Teti, prematuramente scomparso, e Alessandro Raimondi, che parla della passione di Caveduri per il cinema.
ultimo biglietto a uci
All’Uci ieri ha staccato l’ultimo biglietto e portato via gli scatoloni con le sue icone e reliquie cinematografiche, materiale raccolto in una carriera passata a programmare film e varrebbe sicuramente la pena un giorno farne una mostra di indubbio interesse. Conoscendolo bene, questa pensione è solo un parziale distacco. Il cinema a Ferrara lo vedrà ancora protagonista e non solo perché domani è un altro giorno. —
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