Videoriunioni e controlli Così l’industria si difende
Gli imprenditori ferraresi: contatti ridotti, ma la produzione non si fa a distanza La Cna: nell’artigianato pulizie, trasporti e lavanderie in grande difficoltà
Riunioni in teleconferenza, misure per ridurre il più possibile le occasioni di contatto, giro di vite sulle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro, con l’obbligo per tutti coloro che entrano in azienda di autocertificare la non provenienza da zone a rischio.
Le cautele
Se le imprese cercano a loro volta di fare scudo alla diffusione del Coronavirus, ben più difficile è difendersi dal contagio che sta facendo ammalare l’economia. «Oggi la rete permette di svolgere molte funzioni di back office - interviene Gian Luigi Zaina, vicepresidente di Confindustria Emilia Area Centro e amministratore delegato di Cashmere Global Store di Longastrino - ma i processi produttivi non si possono eseguire a distanza, le macchine non si possono sostituire». Certo, prosegue Zaina, stiamo cercando di limitare al minimo i contatti, considerato che i manager viaggiano spesso e il lavoro li porta proprio in aree come la Cina o la Corea. A giorni è previsto il Consiglio dei presidenti di Confindustria, a Roma, che sarà tenuto in teleconferenza, stiamo facendo ricorso alla videocomunicazione, ma il funzionamento delle fabbriche non può essere telecomandato».
Il vero tema, sottolinea Zaina, sono i tempi: «Non sappiamo quanto questa emergenza continuerà, e intanto i danni sono incalcolabili. Molto più della crisi del 2008, che era finanziaria; qui essere colpita è l’economia». Le conseguenze più immediate si stanno abbattendo sui commercianti, ma l’onda lunga arriverà fino alla catena produttiva e all’export. «È saltato Cosmoproof a Genova, è saltato il Salone del Mobile a Milano: perdite enormi anche per l’indotto, per gli alberghi e i ristoranti». Trema il Made In Italy, soprattutto i prodotti di lusso tanto cari agli asiatici: «Il 34 % della mia produzione va in Cina, così come la metà dei prodotti di lusso nazionali». Sacrosanta la prudenza nelle fasi iniziali nei confronti di un virus sconosciuto, prosegue Zaina, bene la trasparenza dimostrata dal nostro Paese, massima fiducia ai medici e alla scienza, poi si dovrà cercare di convivere con questa situazione». Perché l’economia posa risollevarsi, conclude Zaina, «il blocco delle tasse non basta: servono incentivi».
Gli artigiani
Anche per l’artigianato il telelavoro può essere una possibilità «ma molti servizi al pubblico, come ad esempio l’assistenza fiscale - spiega il direttore Cna Diego Benatti - è necessario incontrare il cliente in ufficio». Gli effetti economici del virus, aggiunge, stanno mettendo a dura prova il comparto. Le misure di contenimento e le chiusure previste dall’ordinanza si ripercuotono soprattutto sui settori delle pulizie, delle lavanderie e dei trasporti. —
A.M.
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