«Norme poco applicabili»: a Ferrara commercianti disorientati
Si rischiano accessi ai negozi in base agli spazi, niente caffè al bancone e aperitivi. Osti (Confesercenti): limiti che tutelano chi li ha emanati. Oggi vertice in Regione
FERRARA. È stato uno choc per i commercianti ferraresi, la stretta ministeriale sulle attività di bar, ristoranti, negozi e centri commerciali. Per l’intera serata si sono rincorse voci di possibili modifiche («ma non l’hanno ancora firmato», «lo cambieranno»), la realtà è che questa mattina esercenti e negozianti aprirono senza indicazioni certe su come applicare l’improvvisamente famosa regola droplet: ogni cliente ad un metro di distanza dall’altro, servizio solo a chi ha un posto a sedere. «Ma come si fa? Sembra una regola davvero poco applicabile, per non dire dei piccoli bar senza seduta che non devono certo essere costretti a chiudere per una settimana» esclama Giulio Felloni, presidente Ascom. Tutti guardano al vertice in programma questa mattina in Regione, per ottenere regole applicative certe e meno impattanti su abitudini consolidate come il caffè al bancone, l’aperitivo, la cena in comitiva o la spesa a libero accesso, che sembrano messi in discussione dal decreto.
Cosa si capisce
Senza addentrarsi in rischiose interpretazioni, si può però affermare che la lettera del decreto impone a esercenti, negozianti e direttori di centri commerciali non tanto di far rispettare in ogni momento la regola droplet, ma di «garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro». Sembrerebbe quindi una questione di metratura del locale in rapporto al numero di visitatori presenti contemporaneamente: dal punto di vista puramente matematico, quattro metri quadrati a persona come “spazio di sicurezza” da garantire, poi spetta ai singoli regolarsi. Fosse così, per i negozianti si tratterebbe di armarsi di calcolatrice e valutare quante persone ammettere in contemporanea nel negozio, operazione davvero complicata per un supermarket o peggio un ipermercato. Qualcosa del genere si è però visto nei giorni scorsi nelle zone della Lombardia più colpite dal Coronavirus, quelle da dove non a caso arrivano i video di code di gente (assembramenti?) in attesa di entrare nei negozi “contingentati”.
Per bar e ristoranti c’è in più l’obbligo che «il servizio sia espletato per i soli posti a sedere», tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali. Alla lettera, se non hai il posto a sedere non puoi essere servito, con un punto interrogativo grande così sui locali con il solo bancone. Per non parlare dei pasti di gruppo al ristorante, il distanziometro è l’esatto opposto del motivo per il quale si organizzano, cioè stare assieme in maniera conviviale (con tutto il resto chiuso, poi...) e non solo alimentarsi.
I locali avrebbero dovuto organizzare tutto... a partire dalle 18 di ieri sera, quando cioè è uscito il decreto valido a partire da questa mattina.
Prime reazioni
Da Coop Alleanza 3.0 nessuna reazione ufficiale, solo un silenzio che non può nascondere autentico sbigottimento e speranza in qualche interpretazione più flessibile nelle prossime ore. Felloni ripete in maniera quasi ossessiva «usiamo il buon senso, le attività devono andare avanti tranquillamente», e Alessandro Osti, direttore di Confesercenti, gli va a ruota: «Bisogna applicare la norma con buon senso, alla lettera si tratta di limitazioni molto difficili da applicare e che tutelano sicuramente chi le ha varate».
Di difficile attivazione, confida qualcuno, ci saranno anche i controlli. —
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