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Baristi e clienti protestano: così si può anche chiudere

Giovanna Corrieri
Baristi e clienti protestano: così si può anche chiudere

Bancone vietato? «Ma non tutti hanno tempo di prendere un caffè seduti al tavolo» 

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la novità

Nel primo giorno del decreto ministeriale che impone ai bar, causa emegenza coronavirus, di servire i clienti rigorosamente al tavolo e garantire all’avventore il proprio metro di distanza dal vicino, il caffè mattutino si prende... comunque al bancone. Perché la notizia non è ancora nota ai più che sgranano gli occhi allibiti, ma anche perché si tratta di una misura «assurda e inapplicabile», protestano i titolari dei bar ferraresi, e i clienti che vanno di fretta, specie la mattina presto, e proprio non hanno tempo di sedersi al tavolino.

le proteste

Una dipendente del bar di via Garibaldi di fronte alla Conad non era al corrente delle nuove misure: «ma stiamo scherzando? – dice – già abbiamo meno clienti visto che le scuole sono chiuse ed è da una settimana che risentiamo di questa situazione, e adesso dovrei costringere i clienti a sedersi al tavolo? Ma se devo farlo...»; e così i malcapitati clienti del momento li ha invitati a sedersi, fra le proteste: «io mi arrabbio – dice una ragazza – devo andare a lavorare non ho tempo...», «ma è assurdo», replicava un altro prendendo posto.

Stessa musica al Caffè Vero in corso Martiri della Libertà, che i tavolini fra l’altro li ha all’esterno: «sono vicino alla banca, i miei clienti vanno sempre di fretta. E poi come faccio a dirgli di sedersi all’esterno con il freddo perché il caffè non lo posso servire al bancone? Ed è già una settimana che qua non si lavora più». Tanto che qualcuno ha “lavorato d’anticipo” e «ordinato meno paste per esempio, altrimenti nelle spese non rientriamo», con conseguenze poi anche sui fornitori.

«È una vergogna – dicono al bar Aroldo di via Cortevecchia – È una cosa impossibile da rispettare, non puoi obbligare un cliente a sedersi o dirgli di stare a distanza di un metro dall’altro. Abbiamo già perso tanti clienti ma le tasse le dobbiamo pagare lo stesso. Facciamo meglio a chiudere». Ha provato invece ad adattarsi un po’ al nuovo decreto il bar Leon d’Oro dove, ieri mattina, le persone erano sì in piedi al bancone a bere il caffè, ma con “posto assegnati”: «abbiamo messo sul bancone delle tovagliette usa e getta a distanza di un metro l’una dall’altra – racconta il titolare – non siamo comunque in regola ma almeno cerchiamo di dare un segnale graduale ai clienti, perché mi risulta difficile capire come dovrei servire al tavolo obbligatoriamente se i clienti non hanno tempo di sedersi».

Fra i “fortunati” c’è invece la Torrefazione di piazza della Repubblica che, non rientrando nella categoria “bar” ma in quella di “negozio con angolo degustazione” i clienti li può tenere al bancone, ma rispettando il solito metro: «sto preparando un avviso per i clienti – dice il titolare – in cui, non sarà bello, ma li invito a limitare il tempo di permanenza alla sola consumazione, e pensavo di mettere un metro sul bancone – scherza – per aiutarli a rispettare le distanze di sicurezza. Spero abbiano comprensione visto che si tratta di clienti abituali». —

Giovanna Corrieri

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