Comacchio, luci spente nelle sale da ballo: "A rischio cinquecento posti"
I gestori delle discoteche ferraresi hanno fatto il punto della situazione. Dalle perdite per le chiusure forzate alla voglia di ripartire: "Pronti a tornare in pista"
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COMACCHIO. Ieri pomeriggio a Comacchio i titolari delle discoteche ferraresi si sono dati appuntamento per discutere della situazione e mettere in fila le ricadute che queste settimane avranno sulle sale da ballo. «Noi tutti - ha dichiarato Matteo Monti del College di Ferrara, interpretando il pensiero comune ai colleghi - ci auguriamo che questa sia l’ultima settimana di stop ma non abbiamo rassicurazioni in merito. Siamo pronti ad applicare tutte le norme di prevenzione, ma come categoria siamo penalizzati rispetto ad altri luoghi pubblici di aggregazione, che invece restano aperti».
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LE PERDITE
All’unisono i proprietari di Kontiky di Vigarano Mainarda, College, Giardini Sonori e Madame Butterfly di Ferrara, Caprice di Codigoro e Barracuda di Lido Spina contestano la difformità del provvedimento governativo in vigore sino a domenica 8 marzo compresa. «I centri commerciali sì – ha incalzato Matteo Monti - e le discoteche no. In piazza a Ferrara circolano tantissime persone, che si riversano nei bar e nei ristoranti e noi restiamo chiusi». Ma è anche tutto l’indotto dell’impresa del divertimento che, a cascata, subisce un duro contraccolpo, come ha meglio specificato Ben Hamilton, titolare del Madame Butterfly. «A torto la discoteca viene vista come un luogo demoniaco – ha fatto notare Hamilton – ma non è così, è un luogo di aggregazione; c’è bisogno del supporto dello Stato, perché i danni potrebbero essere incalcolabili, se si considera che diamo lavoro a oltre 500 persone tra tutti e sei i locali che hanno promosso questa iniziativa di sensibilizzazione».
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I POSTI DI LAVORO
A casa, in attesa di ritornare a lavorare nei locali notturni sono rimasti cassieri, baristi, cambusieri, addetti alla security e alle pulizie, guardarobieri, tra loro tanti studenti, come ha sottolineato Gian Domenico Amato del Madame Butterfly di Ferrara. «Ci si dia la possibilità di lavorare nel rispetto delle norme – ha sottolineato Amato –, perché dobbiamo fronteggiare tasse e fisco a prescindere dall’apertura o dalla chiusura dei locali; per non parlare di fornitori e lavoratori, in buona parte studenti che lavorando nel weekend si pagano affitti e utenze». Amareggiati, ma fiduciosi, i fratelli Massimiliano e Stefano Piazzi, titolari del Barracuda di Lido Spina, che hanno aggiunto: «Siamo equiparati agli imprenditori della zona rossa. Speriamo davvero che si risolva in fretta questa crisi e, al termine, di ricevere adeguati aiuti dal Governo». Partita da un’idea di Max Roncarati, titolare del Kontiky di Vigarano Mainarda, che ha detto: «Siamo sulla stessa barca e andando oltre la metafora, non vediamo l’ora di riaprire e di tornare al timone delle nostre navi del divertimento».
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LA FIDUCIA
A dargli man forte anche Aldo Succi Leonelli, lo storico titolare del Caprice di Codigoro, che ha recentemente tagliato il traguardo del mezzo secolo di serate a passi di danza. «Ci sono discoteche con ristorante annesso nel milanese – ha osservato Succi Leonelli-, che restano aperte, nessuno di noi discute se si chiude per tutela della salute pubblica, ma c’è disparità di trattamento e la stagione è ormai compromessa». Trattenuto in città da impegni familiari, Attilio Zanella (Giardini Sonori), ha espresso solidarietà ai colleghi via telefono. «Prima di tutto la salute, ma appena si risolverà la crisi saremo tutti pronti a tornare in pista».
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