Sipari ancora abbassati Bonafede, teatro Nuovo: «Momento drammatico»
I cinema restano chiusi. Il nuovo decreto è un duro colpo per gli esercenti che speravano di poter riprendere l’attività, magari con limitazioni. I posti si prenotano e si assegnano, fanno notare gli esercenti: forse le sale cinematografiche sono uno dei luoghi in cui la regola aurea del metro di distanza può essere fatta rispettare meglio, assegnando un posto sì e uno no, a scacchiera. IL DANNO
«Il danno economico – racconta Erik Protti, che gestisce i cinepark di Ferrara, Cento e Comacchio - è ingente. In questi giorni abbiamo perso svariate decine di migliaia di euro; siamo in forte difficoltà». Per questo, fa sapere, le associazioni di categoria si stanno muovendo e stanno facendo richieste al Ministero: «Si sta cercando di chiedere di riaprire i cinema il prima possibile, con misure di contenimento del pubblico naturalmente. E poi si chiedono aiuti economici e contributi, e il settore ha chiesto anche la cassa integrazione». Perché il personale ha cercato in questi giorni di far fronte alla chiusura, dice Protti, con le ferie e i permessi, ma con questa ulteriore chiusura «siamo sul serio in forte difficoltà».
FILM IN SALA
Intanto i film che sono usciti la scorsa settima o la cui uscita era in programma questa settimana rimangono in un limbo: «Una riprogrammazione? Al momento è stato tutto rinviato – dice il gestore dell’Apollo – ed è tutto da capire perché al momento navighiamo a vista e siamo in attesa». Carlo Verdone aveva posticipato l’uscita del suo “Si vive una volta sola” e così aveva deciso anche Giorgio Diritti per “Volevo nascondermi”, film sulla vita di Antonio Ligabue che, a Berlino, è valso l’Orso d’argento a Elio Germano per la migliore interpretazione. Ma cosa succederà se anche questa settimana le sale resteranno chiuse? Pur comprendendo l’emergenza i gestori delle sale cinematografiche non capiscono la scelta di tenere chiusi i cinema: «Siamo la categoria che paga il prezzo più alto – dice Protti – perché siamo completamente chiusi, quando al contrario altre attività come palestre o piscine possono tenere aperto». E sottolinea ancora: «Avremmo potuto far entrare solo un certo numero di persone, prevedendo per esempio di riempire una fila si e una no, un posto si e due no. Ci sarebbe stato il modo per riaprire». —
Giovanna Corrieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google