Sono aumentate le imprese straniere Ferrara è sotto la media regionale
I dati confermano una crescita: ora sono il 9,1% rispetto al totale delle aziende iscritte, in Emilia Romagna sono il 12,3%
L’aumento delle imprese straniere in regione (49.251) è meno forte rispetto alle precedenti rilevazioni (+2,4 per cento, +1.152 unità). L’Emilia-Romagna è l’ottava regione per crescita delle imprese straniere, davanti alla Lombardia (+1,0 per cento) e dietro al Veneto (+2,7 per cento). Sale il numero delle società di capitale (+13,7 per cento, +679 unità), mentre rallentano le ditte individuali (+1,3 per cento). L’espansione si concentra negli altri servizi diversi dal commercio (+649 imprese, +5,0 per cento), in particolare alloggio e ristorazione (+173) e altre attività (+167); si rafforza notevolmente nelle costruzioni (+329 unità).
Il dato ferrarese
Le imprese straniere in provincia di Ferrara, secondo le statistiche rilevate con puntualità dall’Osservatorio economico della Camera di Commercio di Ferrara, sono 3.181 e fanno registrare rispetto al 2018 un incremento del 2,4%. nel totale delle imprese ferrarese registrate che sono 34.803, rappresentano il 9,1%, una dato quindi inferiroe alla media regionale.
Il dato regionale
La crescita della base imprenditoriale estera in Emilia-Romagna rallenta. A fine 2019 le imprese attive straniere risultano 49.251 (il 12,3 per cento del totale) con un aumento in un anno di 1.152 unità, pari al +2,4 per ento. È il dato più contenuto registrato dal 2013 riferito al quarto trimestre per le imprese a conduzione straniera, e si accompagna a una diminuzione leggermente più ampia delle imprese di nati in Italia (-1,2 per cento). È quanto emerge dall’analisi ed elaborazione dei dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio dell’ufficio studi di Unioncamere regionale.
L’Emilia-Romagna è l’ottava regione per crescita e nelle altre regioni leader con cui si confronta la crescita delle imprese straniere è leggermente più rapida in Veneto (+2,7 per cento), mentre è ben più contenuta in Lombardia (+1,0 per cento), area dove però, le imprese non straniere tengono meglio (-0,4 per cento). A livello nazionale, la crescita delle imprese straniere (oltre 548 mila, pari al 10,7 per cento del totale) è minore (+1,9 per cento), ma la diminuzione delle altre imprese è più lenta (-0,5 per cento).
I settori di attività economica. La crescita delle imprese straniere si concentra sostanzialmente nel settore dei servizi, che con 741 imprese in più, mette a segno un + 3,0 per cento. Qui la tendenza è data dal rapido e ampio incremento nell’aggregato degli altri servizi diversi dal commercio (+649 imprese, +5,0 per cento), tuttavia anche le imprese del commercio registrano una leggera crescita (+92 imprese, +0,8 per cento), anche se è la più contenuta degli ultimi 7 anni. La crescita della base imprenditoriale estera dell’industria rallenta ulteriormente (+1,0 per cento, +53 unità), a fronte di una costante flessione delle imprese industriali non estere (-1,7 per cento). Riparte invece la crescita delle imprese straniere attive nelle costruzioni (+1,9 per cento, +329 unità), che risulta la più ampia degli ultimi 7 anni, in contro tendenza con le altre imprese del settore che diminuiscono dell’1,2 per cento. Infine, si conferma elevata la crescita in agricoltura (+3,8 per cento), mentre calano del 2,4 per cento le imprese agricole non straniere. Da sottolineare che l’agricoltura resta però un settore ancora marginale per le imprese estere.
La forma giuridica
La spinta alla crescita deriva dalle società di capitale (+679 unità, +13,7 per cento), sostenute dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata. Questa ha avuto, invece, effetti negativi sulla consistenza delle società di persone (-0,3 per cento).
Il secondo contributo all’aumento, viene dalla dinamica delle ditte individuali (+499 unità, +1,3 per cento). Invece, diminuiscono le cooperative e i consorzi (-1,7 per cento). Negli ultimi cinque anni, il rilievo delle società di capitale è salito di 4,5 punti percentuali.
La quota delle cooperative e consorzi è rimasta sostanzialmente invariata, mentre il peso delle ditte individuali si è ridotto di 3,5 punti percentuali e quello delle società di persone di 1,0 punto percentuale. —
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