Ammortizzatori per il personale degli asili privati ferraresi: prime intese
Il fondo integrazione riduce i costi per le cooperative. Desco (Ufficio scolastico): Ata al lavoro per tutte le 36 ore
FERRARA. Le scuole che hanno riaperto da lunedì, pur lasciando gli studenti a casa alle prese con il telelavoro, hanno il problema di come impiegare il personale non docente. Gli insegnanti, infatti, pur da casa, hanno l’obbligo di lavorare sul programma e stanno pubblicando a nastro compiti, info e fotocopie di pagine di dispense sui vari registri elettronici, per la disperazione degli studenti che speravano in settimane di vacanze “piene”. Amministrativi e personale di servizio è invece tornato al lavoro lunedì e i dirigenti scolastici hanno l’obbligo d’impiegarli, senza poter utilizzare strumenti straordinari di gestione al di fuori di ferie e permessi. Ancora diversa la situazione nelle scuole private, dove si stanno attivando accordi per gli ammortizzatori sociali.
Cosa si fa nel pubblico
Alla ripresa della regolare attività, la prossima settimana o più avanti, insegnanti e studenti dovrebbero trovare aule, corridoi, palestre e laboratori tirati a lucido e igienizzati come forse mai. «In realtà di cose da fare ce ne sono molte, in particolare gli assistenti amministrativi che già la scorsa settimana, a scuole chiuse, erano stati autorizzati a una presenza in segreteria, seppur limitata - fa presente Giovanni Desco, dirigente scolastico provinciale - Anche i collaboratori scolastici mantengono i loro mansionari, al di fuori della sorveglianza studenti, e in ogni caso tutti gli Ata sono tenuti ad effettuare 36 ore di lavoro settimanali. Non abbiamo finora avuto alcuna segnalazione di problematiche da parte dei dirigenti scolastici, del resto l’applicazione del decreto mi sembra non lasci dubbi interpretativi».
I collaboratori scolastici, sottolinea Hania Cattani, segretario provinciale Flc Cgil, hanno il compito di adempiere alle «prescrizioni contenute nei decreti ministeriali, che impongono la totale igienizzazione di tutti gli spazi, non solo le aule. In ogni caso abbiamo attivato un monitoraggio per cogliere subito eventuali richieste “strane” da parte dei dirigenti: i dipendenti non possono essere infatti indotti a chiedere ferie e permessi solo per eventuali, momentanee eccedenze di personale. È già successo? Abbiamo avuto qualche chiarimento telefonico sull’applicazione di alcuni istituti contrattuali, ed è stato sufficiente».
Negli asili comunali la situazione non è molto diversa da quella fotografata nelle scuole statali: per il momento si svolgono le attività integrative e funzionali, cioè senza contatto con i bambini che appunto sono a caso; poi, in caso di reiterazione del decreto ministeriale, si vedrà cosa fare.
Cosa fanno i privati
Per una volta le scuole gestite da cooperative si trovano in una situazione di vantaggio, con la sospensione dell’attività per causa di forza maggiore (emergenza sanitaria), in quanto essendo i loro dipendenti inquadrati con contratti diversi da quelli della funzione pubblica, dispongono di uno strumento ad hoc per situazioni del genere. Si tratta del Fis, Fondo integrazione salariale, una sorta di cassa integrazione che «stiamo attivando in questi giorni per tutte le realtà del territorio - rivela Luca Greco (Funzione pubblica Cgil) - Abbiamo firmato tre accordi lunedì, due ieri e contiamo di coprire in pochi giorni tutte le scuole». I lavoratori interessati a livello provinciale sono oltre 800, suddivisi tra 11 cooperative, tra le quali realtà di rilievo come Le Pagine e Il Germoglio. Tutte realtà che non incassando le rette non possono reggere con la struttura di costi da piena attività, e due settimane vuote possono già essere sufficienti per zavorrare un intero anno, soprattutto nelle scuole più piccole.
La formazione
In una situazione ancor più specifica “galleggiano” gli enti di formazione professionale, pure ricompresi nella sospensione dell’attività educativa. «È già partita una richiesta d’incontro con le aziende» sottolinea Cattani, a livello sindacale ci si attende infatti richieste specifiche da parte di realtà che senza la possibilità di svolgere i corsi e incassare le quote rischiano di trovarsi rapidamente in difficoltà. Si spera in un intervento della Regione, competente peraltro per quest’ambito di attività: nei vari tavoli allestiti in questi giorni si dovrebbe parlare anche della formazione. —
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