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il caso 

Ma l’accordo sul telelavoro nel capoluogo è cancellato

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Niente lavoro da casa per i dipendenti del Comune di Ferrara. L’emergenza coronavirus non ha infatti potuto modificare la programmazione di Palazzo Municipale che per quest’anno ha cancellato l’intesa sullo smart working, che l’anno scorso aveva consentito a tre dipendenti di lavorare appunto senza venire in ufficio, suscitando le ire sindacali. «Per chi ha minori e anziani da accudire in questa fase di difficoltà non possono bastare i normali permessi» dice Leonardo Uba (Uil). Ma perché il Comune ha cancellato questa opzione, che avrebbe fatto comodo nell’emergenza? «Si trattava di pochissimi casi, e non c’erano veri progetti, definiti e misurabili, alla base di queste situazioni - spiega il direttore generale Alessandro Mazzatorta - La legge è chiara in proposito, per parlare di smart working è necessaria la presenza di parametri ben precisi e di esigenze compatibili: per dire, il caricamento dati su software applicativi può essere fatto da casa. Nel nostro caso si trattava di profili generici, non c’era utilità da parte dell’amministrazione a mantenerli in vita».

Per Natale Vitali (Fp Cgil) si tratta però «di una vergogna, erano solo tre persone, è vero, ma cancellando loro questa possibilità le hanno messe in grandi difficoltà. E non si capisce la ragione di questa scelta, proprio ora che le amministrazioni pubbliche vanno tutte in questa direzione». Questo succedeva, dicono i sindacati, già prima dell’emergenza coronavirus, nella situazione attuale una opzione del genere avrebbe potuto essere scelta da molti dipendenti. —

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