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«Non basta la cassa in deroga» I sindacati reclamano più aiuti

Il provvedimento governativo rischia di lasciare scoperti i lavoratori a chiamata collaboratori e partite Iva Il nodo del mese di validità

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Lo sblocco di un mese della cassa integrazione in deroga non basta. Lo dicono chiaro e tondo Cgil, Cisl e Uil regionali. «Prendiamo atto dello sblocco dei fondi residui e non utilizzati della cassa in deroga. È una prima risposta, una misura che da giorni abbiamo chiesto di adottare per garantire il salario e l’occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori di questa regione, a fronte dell’emergenza coronavirus e in conseguenza dei provvedimenti assunti», spiegano i sindacati confederali.

«Si tratta di un provvedimento necessario e urgente ma non sufficiente a garantire una gestione governata dell’attuale crisi. Il limite temporale di un mese e lo stanziamento di risorse attualmente previsto, individuati dal decreto, per l’utilizzo della cassa integrazione in deroga, sono inadeguati a quella che sarà la presumibile durata dell’emergenza», ammoniscono i sindacati. «Inoltre, appaiono esclusi dall’intervento tutti i lavoratori a partita Iva, collaborazioni, lavoro intermittente o a chiamata. Per tutte queste ragioni, chiediamo che fin dal prossimo decreto sia prevista una copertura più ampia degli ammortizzatori sociali in deroga e che gli strumenti ordinari non rientrino nel conteggio ai fini della durata massima complessiva prevista dalla legge». Questioni che i sindacati vorrebbero affrontare innanzitutto in un tavolo con la Regione.

D’altra parte la Confartigianato rilancia l’idea di istituire un commissario straordinario, come per il sisma del 2012. «Abbiamo proposto di individuare la figura di un commissario vicino al territorio – dice Marco Granelli – una figura che conosca le comunità e che possa decidere velocemente sulle reali problematiche che emergono, perché il fattore tempo è diventato determinante per le imprese e i cittadini».

Il decreto del governo non è pienamente digeribile. «Contiene certamente misure utili ma deve essere applicato di concerto con le associazioni di rappresentanza delle aziende in tavoli tecnici di confronto – dice Granelli – In questo momento è fondamentale recuperare la fiducia delle persone e per fare ciò è importante che la comunicazione non spinga all’isolamento, altrimenti si corre il rischio di una paralisi strutturale».

Quello che ora «è urgente fare – suggerisce Granelli – è un’azione che dia una spinta consistente alla ripresa. Si può pensare, ad esempio, a un intervento pubblico sulle infrastrutture e sulla lotta al dissesto idrogeologico. Un piano che metta a disposizione risorse immediate, così da generare nuovo lavoro e far ripartire l’economia del paese». —

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