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Patron positivo al Coronavirus, gli operai in quarantena. «Contagiato a cena, ho chiuso l’azienda a Mesola»

Alessandra Mura
Patron positivo al Coronavirus, gli operai in quarantena. «Contagiato a cena, ho chiuso l’azienda a Mesola»

L’imprenditore polesano ricoverato a Rovigo, nella ditta lavorano quindici persone. In azione le due Asl

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MESOLA. Martedì il titolare di un’azienda di Mesola è risultato positivo al tampone del coronavirus, ma al comparire dei primi segnali di malessere ha deciso di chiudere l’attività in anticipo rispetto agli accertamenti medici, per non esporre a ulteriori rischi i suoi dipendenti.

La quarantena

Da giorni dunque l’emergenza coronavirus ha costretto la ditta alla chiusura temporanea, ma l’ufficialità del contagio da Covid-19 dell’imprenditore, che vive nel Polesine, è arrivata il 3 marzo, con l’esito del tampone che era stato eseguito il giorno prima a Ferrara. Per tutti i quindici dipendenti è scattata così la sorveglianza in isolamento che si protrarrà fino all’11 marzo: si tratta di otto persone residenti nel Ferrarese e in carico all’Asl estense, e di sette veneti, seguiti dall’Asl polesana. Sono tutti asintomatici tranne il titolare, ora ricoverato all’ospedale di Rovigo.

Cena sventurata

«Sto bene, mi sto curando - rassicura - E spero che i miei dipendenti non abbiano problemi di salute». Tutto è cominciato, secondo la ricostruzione del contagio, con una cena tra amici avvenuta sabato 22 febbraio, a ridosso della prima ordinanza “restrittiva” che sarebbe entrata in vigore due giorni dopo: «C’ero anch’io a quella famosa cena, è stato in quell’occasione che mi sono ammalato», conferma. Alla “famosa cena” infatti era presente il “paziente 1” del Polesine, un cinquantenne di Adria che due giorni prima (si appurerà poi) era stato infettato a Saonara durante un incontro con il suo datore di lavoro, un uomo di Vo’ Euganeo. Alla sventurata cena, oltre al paziente 1, erano presenti sia l’imprenditore polesano, sia il dentista residente a Corbola e con studio a Codigoro, a sua volta contagiato.

La testimonianza

Qualche giorno dopo, il mercoledì 26, l’imprenditore veneto ha cominciato ad avvertire i primi disturbi: «Un malessere generale, sentivo che qualcosa non andava - spiega - Per fortuna alla ripresa del lavoro, il lunedì 24, non sono praticamente mai stato a contatto con i miei dipendenti: il lunedì sono stato sempre da solo nel mio ufficio, i giorni successivi il lavoro mi ha portato fuori sede, poi ho cominciato a sentirmi male ma da quel momento non sono più andato in azienda».

La ragione di quegli strani malesseri si è concretizzata giovedì 27, quando ha ricevuto una telefonata dal “paziente 1”, suo amico: «Mi ha chiamato per avvertirmi di essere positivo al virus, e di essersi ammalato nel suo ambiente di lavoro. A quel punto ho contattato entrambe le Asl, quella di Rovigo e quella di Ferrara».

Vista la presenza di sintomi, l’uomo è stato sottoposto al tampone lunedì 2 marzo, ma l’azienda era già rimasta prudentemente chiusa. Il giorno successivo è arrivato l’esito del tampone: positivo, e l’uomo è stato ricoverato all’ospedale di Rovigo. «Sto bene - ribadisce - spero di rimettermi presto. E spero che vada tutto bene anche per i miei lavoratori». —

Alessandra Mura

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