Musacci: «Pub come bar il governo si sbaglia»
Più netta di altri sulla questione pub è la posizione di Fipe Confcommercio: «chi ha scritto il decreto – dice l’imprenditore ferrarese Matteo Musacci, il presidente regionale e vicepresidente nazionale di Fipe – non conosce la normativa dei pubblici esercizi. I codici delle aziende sono disciplinati dalla Camera di Commercio che equipara i pub ai bar, ragion per cui anche i pub devono rimanere aperti come i bar e i ristoranti. E tutte queste categorie devono rispettare l’obbligo di imporre ai clienti la giusta distanza di sicurezza. Naturalmente – dice Musacci – ogni pubblico esercizio dovrà farla rispettare all’interno dei locali per norma, farla rispettare all’esterno sarà una responsabilità sociale». Anche Musacci si unisce poi agli appelli per il sostegno alle imprese: «le condizioni economiche non sono più quelle di vent’anni fa, oggi è difficile mettere da parte per il futuro. Per questo se non arriveranno misure economiche e sociali urgenti, come la cassa integrazione per i dipendenti, non riusciremo ad uscire da questa situazione».
Ed è lo stesso presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani, a chiedere un Piano economico straordinario, «aprire la cassa in deroga per almeno sei mesi a tutte le imprese di tutte le Regioni, far slittare tutte le scadenze fiscali a fine anno, fermare gli sfratti per morosità, individuare un meccanismo di credito di imposta che sostenga, almeno parzialmente, le perdite documentabili delle imprese – Perché è il momento della responsabilità da parte di tutti – continua il presidente di Fipe – ma queste misure sono devastanti per il settore». —
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