La Nuova Ferrara

Ferrara

Emergenza coronavirus a Ferrara
EMERGENZA coronavirus

«Obbligare al metro di distanza? Ma qua non viene più nessuno»

Giovanna Corrieri
«Obbligare al metro di distanza? Ma qua non viene più nessuno»

Nuova doccia fredda per bar e ristoranti dopo il decreto governativo. I titolari ferraresi provano ad adeguarsi. Ieri in pochi erano già pronti 

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. «Se non ci ucciderà il coronavirus... lo faranno questi decreti sempre più restrittivi». Era questo il coro dei bar e dei ristoranti di Ferrara ieri mattina, poche ora dopo l’ufficializzazione delle nuove misure per il contenimento della persistente emergenza. Fra le novità l’obbligo, direttamente a carico del gestore del bar e del ristorante, «di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione».

Pronti... più o meno. E ieri mattina c’era chi ancora non aveva ricevuto nuove disposizioni e ancora invitava nei vecchi cartelli i clienti stessi a mantenere la distanza di sicurezza “per buon senso”. Ma qualcuno era già pronto: «è dalla scorsa settimana che ho sistemato i tavoli per garantire ai clienti il loro metro di distanza, perché lo sapevo che alla fine sarebbe andato a finire così – raccontava la titolare dell’Hostaria Savonarola, nell’omonima piazza – Ho calcolato con il metro la distanza fra una sedia e l’altra, e ho inevitabilmente diminuito i posti a sedere. Ma almeno sono in regola, visto l’inasprimento delle sanzioni. E poi ora i clienti sono meno, i turisti diminuiscono e le prenotazioni vengono cancellate. Proprio oggi (ieri) ne è saltata una per un tavolo da quattro clienti: due venivano da Mantova».

La notizia non era stata ancora ufficializzata all’ex Bazzi in piazza Municipale, dove ieri in mattinata si consideravano ancora le vecchie misure: «è una situazione difficile, stiamo cercando di applicare tutte le norme ma non è semplice. Abbiamo degli igienizzanti, al bancone non serviamo più, e ora metteremo anche dei cartelli informali per avvisare la clientela a mantenere il metro di distanza. Ma è dura: abbiamo già perso tanti clienti e soprattutto nei weekend abbiamo il 50% in meno di presenze. Senza considerare le varie prenotazioni annullate come quelle delle feste di laurea, che sono ormai rinviate a data da destinarsi. Di solito chiamavamo anche un dj nei weekend ma ora non viene più. Si tratta di una situazione difficile da sostenere, ma cercheremo comunque di attenerci ai decreti».

Al vicino Tiffany c’è un cartello alla cassa per la distanza del metro, «e abbiamo sistemato i tavolini a 80 centimetri gli uni dagli altri all’esterno. Questo ha significato eliminare dei tavoli, e al piano di sopra abbiamo distanziato i tavoli. Ma tanto i clienti sono pochi: in otto giorni ho guadagnato 2mila euro».

Anche negli spazi più piccoli si sta cercando di rispettare le prescrizioni: «avevo già due clienti qua al bancone – dicono dal bar 4S – così ho detto agli altri di accomodarsi fuori... si sono innervositi e hanno detto che avrei anche potuto chiudere, e sono clienti abituali». «Questo è il secondo cliente che ho dalle 6.30 – dicevano arrabbiati dal bar Vero di corso Martiri della Libertà – non c’è bisogno di obbligare al metro di distanza, posso anche chiudere visto che non viene più nessuno. Non si guadagna più niente ma le tasse, quelle dobbiamo pagarle. E gli aiuti arrivano sempre dopo». —

Giovanna Corrieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google